Accoglienza, solidarietà e pace. E così Pier Zanotti piazza il colpo ucraino: benvenuto Ole Kobetz!




ROBBIO - Dopo tanta sfortuna e un percorso recente letteralmente costellato di infortuni, Robbio, finalmente, intravede un raggio di sole e rischia, letteralmente, di avere fatto un autentico colpaccio.

La società lomellina da tempo è alla ricerca di un tassello e a questo punto, con un record di quattro giocatori fondamentali (il lungo Luca Tardito, l’ala grande Tommaso Castano, la guardia Gabriele Buzzin e l’altro pivot Fayssal Yahya) infortunati “cronici” che va a impattare un po’ in tutti i settori del campo, servirebbe un giocatore all around, in grado di interpretare tutti i ruoli e, soprattutto, di far ritrovare, grazie alla sua sola presenza, la serenità in campo.

A Robbio, quindi, servirebbe un alieno. O un ucraino, che ha militato, anno dopo anno, in tutte le nazionali giovanili, che può vantare otto presenze nella nazionale maggiore, che può fragiarsi di avere sottoscritto un contratto con una franchigia Nba.

Un alieno, appunto, come Oleksandr Kobets (nella foto), costretto ad abbandonare in fretta e furia il suo paese dilaniato dalla guerra, “accontentandosi” di approdare tra le risaie e di trasformarsi in aquila tra gli Aironi.

Oleksandr Kobets è nato il 15 aprile 1996 a Novomoskovsk, città dell’Ucraina nordorientale, adagiata tra due fiumi, il Dniepr e il Samara. Il suo ruolo è quello di ala piccola (192 cm, anche se secondo alcune schede tecniche sarebbe alto 196 cm), ma, nell’anno in cui ha giocato negli Usa era classificato come guardia.

Ha mosso i primi passi nel Cherkasy Monkeys (Cherkaski Mavpy in lingua slava), una formazione di Superleague che ha formato giocatori come il centro Fesenko, scelto nel 2007 dai Philadelphia 76ers e passato poi agli Utah Jazz. Kobets è rimasto legato alle “Scimmie” dalla stagione 2012-2013 (da quando aveva 16 anni) al 2018. Il 13 ottobre 2018 firma un prestigioso contratto con i Washington Wizard, e viene girato alla formazione satellite del team Nba della capitale, i Capital City Go-Go, franchigia di Nba G League.

Terminata la stagione americana, Kobets torna in patria, e prosegue con i Cherkasy Monkeys fino al novembre 2020. Successivamente passa in una squadra della capitale, il Budivelnyk Kiev, formazione che, attualmente, è seconda in classifica nel massimo campionato ucraino.

Classifica cristallizzata dall’invasione delle truppe putiniane, che ha costretto gli atleti più promettenti del paese a una rapida diaspora verso le nazioni europee, che, compatte, hanno spalancato le porte a questi giocatori venuti dall’est, catapultati dalla massima serie in patria a campionati di non elevatissimo livello, come la C Silver lombarda, presso cui ha trovato casa Kobets. Il suo procuratore ha fatto sapere che la giovane ala ucraina sta per stipulare un contratto per la prossima stagione con una squadra di “Serie A” del Costarica, ma da aprile a fine campionato aiuterà Pier Zanotti a riportare in alto gli Aironi.

“Accoglienza, solidarietà e pace. Questo il messaggio che lo sport da sempre veicola e che, con il perpetuarsi del cruento conflitto in Ucraina, vuole rivestire un ruolo ancora più centrale”.

Con queste parole dense di pathos e grondanti buoni propositi, la Fip (da sempre molto fiscale nel verificare permessi di soggiorno, documenti e credenziali dei giocatori non comunitari, spalanca incondizionatamente le porte ai profughi ucraini “perché continuare a praticare lo sport non è soltanto un modo per far vivere loro un momento di serenità, ma è una risposta efficace contro la sfiducia ed è sempre occasione di dialogo sociale. In quest’ottica la Fip, in accordo con la Fiba, ha avviato una procedura di tesseramento eccezionale. Pertanto le società di pallacanestro che hanno intenzione di tesserare atleti di nazionalità ucraina che si trovino nella condizione di profughi di guerra, rifugiati o richiedenti asilo possono, come consuetudine, attivare la richiesta di tesseramento”.

Nevina Andreta