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SANT’ANGELO – Sì alla riforma, sì alla separazione delle carriere. È un doppio sì, che diventerà uno solo sulla scheda del referendum confermativo in programma nella prossima primavera, e arriva direttamente da Matteo Grossi. Il sindaco di Sant’Angelo è infatti membro della Fondazione Luigi Einaudi ed il medesimo ente romano è il promotore del «comitato del sì», un fronte ampio che dovrà interessarsi della campagna elettorale per spiegare alla cittadinanza i meccanismi della riforma della Giustizia varata dal governo Meloni. 
In Senato è arrivato il via libera definitivo al testo del ministro Nordio, testo che prevede la separazione delle carriere dei magistrati e un nuovo Csm, Dai numeri in parlamento emerge chiaramente che è necessaria la consultazione popolare per l’imprimatur definitivo alla riforma: il referendum, secondo i desiderata del governo, dovrebbe svolgersi entro la metà di aprile. 
“Una lunga battaglia per separare le carriere tra pubblico ministero e giudice, portata avanti e infine trasformata in legge dalla Fondazione Luigi Einaudi. Ne sentivo parlare già sette anni fa, quando entrai per la prima volta nella sede romana; per altri, come il presidente Giuseppe Benedetto, la battaglia è stata ancora più lunga – spiega Matteo Grossi – Con la riforma Nordio, l’Italia compie finalmente un passo decisivo verso un sistema giudiziario più equilibrato, moderno e in linea con gli standard europei. Votare Sì al prossimo referendum significa credere in una giustizia capace di garantire davvero l’imparzialità del giudice e la serenità dell’imputato”.
La polemica politica, manco a dirlo, la fa da padrona e spesso allontana i cittadini da una tematica che appare più lontana da loro di quanto lo è realmente.  Ma il dado è tratto e i «comitati» scaldano i motori. A presiedere quello per il sì, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi, è l’ex presidente delle Camere Penali, Giandomenico Caiazza.
"La separazione delle carriere non è la panacea di tutti i mali della giustizia, ma è il punto da cui partire per restituire equilibrio e credibilità al nostro sistema.  — ricorda il presidente Giuseppe Benedetto — Un riequilibrio necessario poiché, in Italia, magistrati giudicanti e requirenti condividono lo stesso percorso di carriera, lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura e spesso la stessa cultura interna. È una commistione che, pur nata da nobili intenti, ha finito per generare un corto circuito di ruoli e funzioni. Chi accusa non può essere, nemmeno potenzialmente, chi giudica. È il principio basilare che guida ogni sistema liberaldemocratico maturo. Questa riforma non toglie nulla all’autonomia della magistratura, come alcuni temono o affermano: la rafforza".
Per la Fondazione, votare sì significa dire sì a un sistema in cui il giudice sia davvero terzo, libero da ogni influenza, e in cui il cittadino possa riconoscersi in un processo trasparente, equilibrato e imparziale.
"La legge Nordio non delegittima le toghe e non mina affatto la loro indipendenza, ma segna un necessario riequilibrio tra i poteri. — continua Matteo Grossi — Separare le carriere non significa dividere la giustizia, ma renderla più giusta. La fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario passa anche dalla sua percezione di imparzialità. Con il sì al referendum, l’Italia si allinea agli standard europei, dove la separazione tra giudici e pubblici ministeri è un principio acquisito. Paesi come Francia, Germania e Spagna lo applicano da decenni. Non si tratta dunque di una battaglia ideologica, ma di una scelta di civiltà istituzionale. Il referendum non è solo un voto sulla riforma Nordio: è un voto sulla fiducia che vogliamo restituire alla giustizia italiana. Come membro della Fondazione Luigi Einaudi, credo che questo sia il momento di scegliere con coraggio la strada delle riforme liberali".
Non è da escludere che, grazie all’impegno del primo cittadino di Sant’Angelo, a Mortara e in Lomellina possa formarsi uno dei tanti Comitati territoriali per il «fronte del sì» che si stanno costituendo in tutta Italia.