Maddalena Carini: il carisma e il miracolo in un libro
Maddalena Carini, tutta la verità sull’amore. È il titolo del libro scritto da Davide Ramaioli che verrà presentato venerdì 15 maggio, alle 21, a Casa Madre. L’appuntamento è organizzato dalla Famiglia dell’Ave Maria e dalle parrocchie mortaresi, con la partecipazione della Corale laurenziana, e si svolgerà nel salone dell’ulivo con ingresso da via delle Mura. Maddalena Carini è stata la prima donna italiana miracolata a Lourdes. La guarigione miracolosa è avvenuta nel 1948, poi Maddalena ha voluto fondare la sua Opera di apostolato per il risanamento delle famiglie, per avvicinare i “lontani” alla Fede e per assistere i sacerdoti con difficoltà spirituali.
Ultima di sette figli, Maddalena Carini è nata a Bereguardo il 1 marzo 1917 in una famiglia profondamente cattolica. A soli 13 anni avviene il suo incontro con la sofferenza: si ammalò i pleurite, seguita da faringite,da tubercolosi ossea a localizzazione spinale e le fu diagnosticato il morbo di Pott. Quello di Maddalena Carini è un calvario che l’accompagna fino al 1948.
A 31 anni, nel mese di agosto, Maddalena Carini torna per la seconda volta davanti alla grotta di Massabielle. “Domenica 15 agosto, nel pomeriggio, venni trasportata in barella alla grotta, passando davanti alla statua di Bernadetta. – ricorderà poi Maddalena – Cominciai a recitare il Rosario. Alla grotta, durante il Rosario, sentii degli strappi al cuore. Nel medesimo tempo una grande gioia indescrivibile, come se la Madonna fosse in me. In quel momento pregai con più fervore per il bene della mia anima, per coloro che mi stavano a cuore, per la conversione dei peccatori”. Dalla grotta Maddalena viene poi accompagnata sull’esplanade per ricevere la benedizione eucaristica: “Il vescovo, un irlandese, cominciò a benedire gli ammalati. – continua – Quando impartì la benedizione alla fila dov’ero anch’io, sentii nuovamente fortissimi strappi al cuore, all’addome e un tremende formicolio in tutta alla persona, uniti a un senso indescrivibile di leggerezza. Mi sentii completamente guarita”. La sensazione di benessere è stata manifestata, dopo la funzione, a monsignor Fasani, vicario generale della diocesi di Pavia e amico di famiglia, presente anch’egli a Lourdes.
E’ durante il viaggio di ritorno che si diffuse la notizia della guarigione prodigiosa: il medico direttore del treno speciale decise di compiere un controllo minuzioso assistito da sei colleghi. I sintomi di ogni malanno erano scomparsi e Maddalena mosse i primi passi. La gioia si diffuse sul treno e il giubilo sfociò nel canto del Magnificat.
La sofferenza vissuta in anni di un personale calvario, sfocia così nella gioia del miracolo, nella rinascita del fisico e in una fede, temprata dal dolore, divenuta granitica.
Il prodigio viene ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa il 2 giugno 1960 per opera dell’allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini.
Tre anni prima, 18 febbraio 1957, la Famiglia dell’Ave Maria viene canonicamente eretta dal vescovo di Pavia monsignor Carlo Allorio. Non è certo casuale l’uso del termine “famiglia”, una parola che esprime unità e affetto. Come nella famiglia tradizionale si trovano uniti, nella loro diversità, uomini e donne, sposati e non sposati, genitori e figli, fratelli e sorelle, così nella Famiglia dell’Ave Maria si trovano uniti uomini e donne, sacerdoti e laici, giovani e anziani, buoni e cattivi, santi e peccatori. L’opera di Maddalena guarda alle persone, parla al loro cuore, lenisce le difficoltà più intime, aiuta i singoli nello spirito di una autentica famiglia.
Lo fa a Sanremo, in un centro particolarmente mondano, dove attorno ai vizi della sala da gioco si faceva “la vita”. Casinò, Festival, frizzi e lazzi: qui inizia l’opera di Maddalena Carini. La Famiglia dell’Ave Maria è un’istituzione che cura lo sviluppo della vita spirituale dei suoi membri nella preghiera, nel sacrificio, nel lavoro e nello studio, radicandoli nella carità di cui lei stessa è stata esempio, è un’istituzione che guarda al risanamento morale delle famiglie, alla penetrazione negli ambienti del turismo per sensibilizzarli alla Fede, all’avvicinamento di tutte quelle persone, anche sacerdoti, che si sono allontanati dalla retta via.
Così nasce, cresce e si sviluppa la Famiglia dell’Ave Maria. Ma per Maddalena Carini arriva ancora il momento della sofferenza. Con un incondizionato “sì” al Signore, abbraccia ancora la Croce e si carica sulle spalle il pesante fardello delle umane sofferenze. Dall’11 febbraio 1979, condivide la passione, l’agonia e la morte del Cristo Crocifisso: per 19 lunghi anni resta inchiodata a letto. Un letto che non è di sofferenza, ma di preghiera; un letto lontano dalla paura, ma vicino alla speranza. In quel letto di Villa Maria, Maddalena Carini rende l’anima a Dio il 26 gennaio 1998.
Nel 2013 la causa di beatificazione di Maddalena Carini è stata introdotta nella diocesi di Ventimiglia-Sanremo, il vescovo ha accolto l’istanza presentata dal postulatore e la Conferenza episcopale ligure ha espresso il proprio nulla osta in merito all’avvio del procedimento. Al riguardo è stato istituito un tribunale deputato a istruire una formale inchiesta sulla vita, le virtù e la fama di santità della Serva di Dio.
Ai carismi di Maddalena Carini, si aggiunge anche la fondazione di un’Opera riconosciuta dalla Chiesa. La Famiglia dell’Ave Maria, attraverso la pastorale del turismo ha portato avanti le proprie finalità avvicinando le famiglie in un momento di unità come possono essere i momenti trascorsi durante le vacanze. Un grande lavoro portato avanti nel silenzio e nella discrezione all’insegna della conversione.