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MORTARA - Ogni singola pagina (anche quelle lasciate «bianche») è costata circa 22 euro. Infatti il ciclopico Piano di protezione civile appena «partorito» dal municipio di piazza Martiri della Libertà è un tomo da mille e 528 pagine costato oltre 34mila euro (costo al quale deve essere aggiunta l’Iva). Il faldone è lo strumento con cui Mortara esercita il suo diritto-dovere di difesa contro ogni tipo di calamità o catastrofe.
Fin qui nulla da eccepire.
Tuttavia il Piano, certamente complicato da consultare in modo veloce e intuitivo in caso di necessità urgente, presenta anche tanti grandi e piccoli svarioni. Sembra di ripercorrere la stessa strada accidentata attraversata nel processo di approvazione e adozione del Piano di governo del territorio.
Anche nel 2025, infatti, il Pgt era stato presentato nella sua prima bozza con tanti errori, poi corretti (almeno in parte) con aggiustamenti successivi. Sembrava difficile, quasi impossibile, fare peggio. Invece il maxi Piano protezione civile (almeno nei costi e nel numero di pagine, anche se alcune sono dei «duplicati») si presenta zoppicante. Appesantito dal numero delle pagine e dal costo complessivo di un documento redatto da un’agenzia specializzata che, pur dotata di competenze altamente qualificate, che forse non conosce il tessuto di base di Mortara.
Un difetto di conoscenza che emerge nel capitolo 2, dedicato all’inquadramento territoriale. Incasellate nella griglia colorata che elenca le frazioni di Mortara mancano la Madonna del campo, la Medaglia e i Casoni di Sant’Albino.
Semplicemente dimenticate, oppure passate in sordina sotto la competenza del Comune di Gambolò? Al contrario sono molto più dettagliate le informazioni contenute nella sezione dedicata ai luoghi di culto. Sul centro di aggregazione per i fedeli musulmani il Piano spiega che "Non è ufficialmente riconosciuto come moschea da enti pubblici, ma di fatto svolge tale ruolo per la comunità islamica mortarese. Si trova in un capannone adattato, di proprietà dell’associazione stessa. Da segnalare – prosegue il documento - che il nuovo PGT di Mortara ha individuato proprio questo edificio per destinarlo formalmente a luogo di culto (attrezzatura religiosa in previsione), regolarizzando la situazione di fatto. Una volta ottenuto tale riconoscimento urbanistico, sarà più semplice coinvolgerlo nelle pianificazioni di Protezione civile".
Insomma, pare che la moschea, esistendo già nei fatti, debba essere anche «regolarizzata» per rientrare ufficialmente nei luoghi di ammassamento in caso di emergenza. Ovviamente non finisce qui. 
Oltre ai luoghi di culto c’è anche un’ampia analisi degli edifici pubblici e di interesse collettivo. Ed è qui che il lettore può scoprire che Palazzo del Moro si trova della Zona a traffico limitato (Ztl) della città.
Molte altre «sviste» nella descrizione degli edifici simbolo della città costellano il documento. Il palazzo municipale viene fatto risalire ai primi anni del Novecento. In realtà la prima idea per un nuovo Palazzo di Città risale al 1830, con un progetto dell’architetto vercellese Antonio Malinverni (1801-1865), del quale l’archivio civico conserva solo la tavola n.1 riproducente la facciata principale. Seguirà nel 1845 un nuovo progetto, questa volta redatto dall’ingegnere Domenico Tagliacarne, per un ammontare di spesa di 109mila Lire nuove di Piemonte. Più indecifrabile è la pagina 782, che riporta una «stringa di testo» sottolineata in giallo che recita “Geometria non valida per l’elemento allagamento”.
Proseguendo si raggiunge il paragrafo “Censimento danni rilievo agibilità”. La chiarezza è fondamentale e ripetere più volte lo stesso concetto è un modo semplice per far assimilare delle procedure. Forse è per questa ragione che lo stesso paragrafo viene ripetuto per decine di volte in differenti pagine. Un meticoloso lavoro di copia e incolla delle stesse parole che si replicano ancora e ancora. Oltre al fiume di parole ridondanti il documento contiene anche della «filosofia».
Illustra, ad esempio, la cultura della prevenzione. Parla di consapevolezza che si alimenta con campagne digitali quadrimestrali e con almeno tre incontri pubblici annuali dedicati a scuole e anziani. La sicurezza di Mortara non è un compito delegato solo agli uffici di piazza Martiri della Libertà, ma è descritta come un processo partecipativo che trasforma ogni cittadino da spettatore passivo a parte attiva e consapevole del sistema di protezione.

Luca Degrandi