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Mortara come Pompei o Ercolano? San Pio X come i fori imperiali? O come San Casciano dei Bagni? Fuochino… A certificare le presenze di reperti storici in città è il nuovo Pgt con annessi documenti accompagnatori. Un lavoro importante, pagato (e bene) dal Comune e pieno di imprecisioni. Inesattezze, sviste o “errori materiali” come direbbero gli esperti in materia. Cantonate... direbbe la “sciura Maria”, ma così è!
Così dopo l’edicola davanti al municipio “colorata” come bene monumentale (come il municipio stesso e come la basilica si San Lorenzo, giusto per capire), dopo l’ospedale tratteggiato con numeri che manco il Monte Sinai di New York può vantare e dopo la contraddizione legata all’occupazione (mentre si sottolinea la mancanza di posto di lavoro vengono messi “ecopaletti” in grado di far fuggire chiunque voglia investire senza svenarsi davanti all’ideologia green), spuntano anche i “reperti storici locali”. Dove? In via De Contiano, oltre i binari della ferrovia. 
Che in città ci fosse un miliare romano è fatto arcinoto. Che la torre civica ospitasse “palle di cannone” è lì da vedere… Che ci fossero reperti oltre i binari se lo immaginavano in pochi. 
La prima scheda degli “ambiti di trasformazione” riguarda appunto un’area comptresa tra via De Contiano e via Belvedere. 
L’ambito prevede spazi per l’edilizia residenziale, un bel parcheggio e l’immancabile area di rimboschimento per la bellezza di 13mila metri quadrati (praticamente due campi da calcio) di proprietà privata. E poi, testuali parole: “Prevedere e promuovere un progetto, concordato con i competenti organi comunali e con la Soprintendenza di riferimento, di valorizzazione dei reperti storici adiacenti l’ambito di intervento”.
E allora perché non andare ad ammirare i reperti storici? Basta prendere l’automobile o la bicicletta per raggiungere il quartiere. Oppure chi ha tempo e voglia può farsi una bella e salutare camminata per arrivare fino al triangolo verde evidenziato dalle “suggestioni progettuali”. Così si può scoprire un’area verde, praticamente incolta, con dei reperti che più che dalla storia sembrano provenire dall’edilizia. “Reperti” visibili o meno a secondo della stagione e della vegetazione. 
Difficile capire come possa essere stata presa una cantonata di questo tipo. Gli estensori del Pgt hanno pensato che quel triangolo potesse essere il vertice di un bastione della cinta muraria della città? Hanno pensato che potessero essere i resti della locanda “Il becco” (sita in ripa del Molino) resa celebre dagli immortali versi di Guido da Cozzo? Di certo bastava saltare in sella ad una bicicletta ed andare a vedere, con quattro colpi di pedale, se si trattava o meno dei resti delle mura o della locanda. Giusto per non fare la figura… dei becchi!