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CASSOLNOVO – Il provvedimento regionale è passato in sordina, fino all’allarme lanciato da una piccola associazione di provincia. Tema: le trote. La trota iridea è comunissima nelle nostre acque e per i pescatori è economica e facile da trovare. Al contrario, la trota fario è costosissima e ormai rara: in pochi la allevano ancora. Il problema, che sembra irrilevante per chi non se ne intende, è invece serio per gli appassionati di pesca e rischia di far chiudere le piccole realtà e gli stessi vivai. Questa è la novità: in tutti i fiumi e i canali della Lombardia adesso è vietato immettere le iridee. Le si può solo pescare, fino a quando verrà presa l’ultima. Poi si dovrà «ripiegare» sulle fario e su pesci meno pregiati. 
Per la pesca sportiva, infatti, l’usanza è acquistare gli animali e collocarli nei corsi d’acqua, che vengono così anche gestiti e controllati.
L’associazione «Pescatori dilettanti cassolese» ha sede a Cassolnovo. E’ l’ultima rimasta in zona, vanta 62 soci di ogni età. Tra due anni celebrerà il cinquantenario, ma rischia di non arrivarci. 
“La delibera XII/4229 di Regione Lombardia — spiega il presidente dell’associazione, Davide Vai — impone lo stop all’immissione delle trote iridee poiché «specie alloctone», quindi non del territorio. Si potranno collocare nei laghetti artificiali ma non nei bacini naturali. Tutto risale a una direttiva europea del 1992, mai attuata fino ad ora grazie a deroghe che la Regione ha ottenuto. Il provvedimento consiste in una sospensione dell’immissione delle iridee, subordinata a una legge definitiva prevista in primavera. E’ stata costituita una commissione nazionale per rivedere tutte le specie ittiche che potranno essere introdotte. Ha concluso i lavori e trasmesso tutto al ministero dell’Agricoltura, che dovrebbe legiferare in merito”. 
Da lì si capirà come, e se, andare avanti. Poter pescare solo trote fario renderebbe tutto insostenibile. Siccome prima erano queste ultime ad essere vietate, man mano hanno smesso di allevarle: ora sono rare e i loro prezzi molto superiori a quelli delle iridee. Inoltre, ci vorrebbero almeno tre anni per crearne una popolazione adulta sufficiente ad alimentare di nuovo fiumi, torrenti e rogge. Mentre la piccola associazione di Cassolnovo resiste (“Faccio pagare dieci euro all’anno la tessera associativa chiarendo che di fatto non si pesca, ma almeno rimaniamo aperti”, aggiunge Vai), la preoccupazione è un’altra. 
“Al di là che la trota iridea è nelle nostre acque da 150 anni, e quindi non si capisce quanto si debba andare indietro nel tempo per considerare una specie «nostrana» o meno — conclude —, bisogna guardare al fattore economico: molti allevamenti chiuderanno. Non nascondo la mia perplessità in merito a questa decisione, presa da chi evidentemente a livello europeo non conosce questo mondo. Nella nostra zona la pesca alla trota è anche aggregazione sociale e permette ai tanti anziani di divertirsi e stare insieme, anziché in solitudine”.

Davide Maniaci