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OTTOBIANO – “Vivo e lavoro nel mio paese natale al 21 di via San Michele, lontano da scontate ribalte”. Anticonformista anche nella descrizione della propria vita e del proprio lavoro.  Giuseppe Papetti, esponente dell’arte sacra e in particolare di icone bizantine noto a livello nazionale, è scomparso giovedì scorso all’età di 75 anni. Papetti dipingeva icone dal 1970. Dopo un breve soggiorno sul monte Athos, in Germania e in Belgio aveva conosciuto il pittore russo Georges Morozoff e per un decennio ne aveva seguito l’insegnamento. 
“Finché la mia via originale e solitaria – aveva chiarito più volte l’artista – non mi ha portato a individuare una maniera personale, rigorosamente canonica ma al tempo stesso libera, di cercare il volto di Dio con i colori. Sono refrattario per scelta a ogni vincolo di mercato o di mode e obbedisco in silenzio al solo genio dell’arte”.
Alcune sue opere si trovano in chiese e in monasteri sia in Italia sia all’estero, oltre che in luoghi privati. In particolare, tra gli anni Settanta e Novanta ha saltuariamente lavorato per il monastero di Bose, nel Biellese, dipingendo icone e alcune pitture parietali. Nel 2020 a Vigevano allestì la mostra “Ecce Homo”, dieci icone di legno per una Via Crucis non convenzionale.

Umberto De Agostino