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GARLASCO – A quasi diciannove anni dal delitto di via Pascoli, il caso Garlasco torna a far discutere per un dettaglio informatico: la cartella “Fuerteventura”, emersa nelle analisi sul computer di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007.
Secondo le ultime ricostruzioni, la consulenza disposta dalla Procura di Pavia avrebbe individuato operazioni risalenti al 31 agosto 2006. Quel giorno, tramite una chiavetta Usb, sarebbe stata caricata una cartella con fotografie di una vacanza alle Canarie. Più tardi, lo stesso materiale sarebbe stato copiato sul computer di casa Poggi con il nome “CRIA Fuerteventura”. 
L’attenzione va a tre immagini che, sempre secondo quanto emerso, sarebbero state inviate quella sera ad Alberto Stasi, allora fidanzato di Chiara. Non è chiaro se il trasferimento sia avvenuto via posta elettronica o tramite Msn Messenger. E non è chiaro, soprattutto, chi stesse utilizzando materialmente il computer in quel momento. 
È questo il nodo: il pc era usato soltanto da Chiara? Oppure poteva essere accessibile anche ad altri familiari o amici? La consulenza, secondo le informazioni rese pubbliche, avrebbe prospettato più scenari, senza arrivare a una conclusione definitiva. Potrebbe essere stata Chiara a gestire quei file, ma viene considerata anche la possibilità che il computer fosse stato usato dal fratello Marco, da solo o insieme ad altri. Tra le ipotesi circolate c’è anche quella di un accesso da parte di qualcuno che avrebbe potuto fingersi Chiara durante uno scambio con Stasi. 
Un’ipotesi che, allo stato, resta tale. In una vicenda già segnata da processi, perizie, revisioni mediatiche e nuove indagini, il rischio è trasformare ogni elemento tecnico in una verità anticipata. Al momento la cartella “Fuerteventura” rappresenta soprattutto un nuovo punto interrogativo: chi aveva in mano quella chiavetta? Chi copiò quelle immagini? Chi le inviò? E perché? 
Sul tema è stata richiamata anche la posizione di Marco Poggi, ascoltato dai magistrati pavesi. Secondo quanto emerso, il fratello di Chiara avrebbe spiegato che la chiavetta sequestrata all’epoca non era necessariamente di suo uso esclusivo. Durante il sopralluogo furono infatti consegnati diversi dispositivi di memoria presenti in casa, comprese altre chiavette e schede fotografiche. Il fatto che una “pennetta” fosse stata ricondotta a lui non significherebbe quindi che fosse utilizzata solo da lui. Marco avrebbe inoltre ricordato la cartella “CRIA Fuerteventura”, ritenendo probabile che fosse stata Chiara a salvare quelle foto.
La vicenda si inserisce nel filone delle nuove indagini pavesi. Al centro resta Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, che continua a dichiararsi innocente. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi.