Maxi traffico di droga: a Zinasco la serra della marijuana, un arresto a Tromello
TROMELLO – C’era anche la Lomellina tra i principali snodi logistici di una vasta organizzazione criminale italo-albanese dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. È quanto emerge dall’operazione “King George”, condotta dalla Guardia di Finanza di Trieste e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Milano, che ha portato allo smantellamento di un sodalizio capace di rifornire le piazze di spaccio della Lombardia, della Liguria, della Toscana e, durante la stagione estiva, anche delle più frequentate località balneari dell’Alto Adriatico.
La serra, vera e propria struttura produttiva dove si coltivava la marijuana, è stata scoperta nelle campagne vicino Zinasco, e sempre nei dintorni si trovavano le basi per lo stoccaggio. Per dare meno nell’occhio, venivano affittati appartamenti o box per brevi periodi, che cambiavano sempre così come le schede telefoniche usa e getta. Sono finiti in carcere otto uomini. Uno di loro, 42 anni, nordafricano, risulta residente a Tromello. Un altro residente in provincia risulta ancora ricercato. In totale, sono 33 gli indagati.
Nel corso delle indagini, infatti, i finanzieri hanno scoperto che nelle campagne della Lomellina orientale era stata allestita una serra destinata alla coltivazione della marijuana, segno di un’organizzazione che non si limitava all’importazione della droga dai Balcani, ma aveva avviato anche una produzione autonoma sul territorio italiano.
Le investigazioni hanno preso avvio da un controllo eseguito nei pressi di Latisana, in Friuli Venezia Giulia, dove erano stati arrestati due corrieri trovati in possesso di due chilogrammi di marijuana. Da quell’episodio gli investigatori sono riusciti a ricostruire una complessa rete criminale con basi operative distribuite tra le province di Brescia, Lecco, Milano, Monza Brianza, Pavia, Savona e Siena.
L’organizzazione, composta prevalentemente da cittadini albanesi e italiani, importava cocaina, hashish e marijuana lungo le consolidate rotte balcaniche. Una volta giunta in Italia, la droga veniva nascosta in appartamenti e box auto intestati a prestanome incensurati, per poi essere redistribuita attraverso una fitta rete di corrieri e pusher. Tra questi figuravano anche giovani albanesi fatti arrivare temporaneamente nel nostro Paese per svolgere attività di spaccio e successivamente sostituiti allo scadere del periodo di permanenza consentito.
Per evitare di essere individuati, gli appartenenti al sodalizio utilizzavano telefoni e schede telefoniche continuamente sostituiti, piattaforme di comunicazione criptate e automobili cambiate con estrema frequenza. Gli investigatori hanno inoltre accertato l’impiego di veicoli appositamente modificati con doppi fondi destinati al trasporto degli stupefacenti.
Nel corso dell’inchiesta sono stati sequestrati complessivamente 70,5 chilogrammi di marijuana, 21 chilogrammi di cocaina, una pistola Beretta con matricola abrasa, un’Alfa Romeo Stelvio modificata per occultare la droga e sono stati arrestati sette soggetti in flagranza di reato. Successivamente il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano ha emesso otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei principali appartenenti all’organizzazione, mentre altre 33 persone risultano indagate a vario titolo per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, riciclaggio, ricettazione e detenzione di armi clandestine.
L’indagine ha riguardato anche l’aspetto economico del traffico di droga. Attraverso l’analisi dei flussi finanziari, dei conti correnti e degli investimenti riconducibili agli indagati, la Guardia di Finanza ha ricostruito un patrimonio illecito quantificato in circa 1,1 milioni di euro. Su disposizione della Procura di Milano sono stati quindi sequestrati immobili, autovetture, denaro contante, gioielli e altre disponibilità finanziarie. Durante le perquisizioni finali è stato inoltre arrestato un altro indagato trovato in possesso di armi clandestine; sono stati sequestrati altri 7,2 chilogrammi di marijuana, due pistole con matricola abrasa, dieci armi bianche e alcuni orologi di lusso.
L’operazione conferma come anche il territorio pavese possa essere utilizzato dalle organizzazioni criminali non soltanto come area di transito, ma anche come base logistica e produttiva per il traffico di sostanze stupefacenti, sfruttando zone rurali meno esposte ai controlli per realizzare coltivazioni clandestine e depositi destinati allo stoccaggio della droga.
Come previsto dalla legge, la responsabilità degli indagati potrà essere accertata soltanto con una sentenza definitiva di condanna.