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GRAVELLONA - Finta telefonata del finto parente. Ci risiamo. Ma l'epilogo, fortunatamente, è differente. Dalla truffa all'arresto grazie al navigatore del telefonino. E' successo mercoledì 20 agosto. I carabinieri della Stazione di Gravellona hanno arrestato due 21enni, entrambi incensurati, ritenuti responsabili del reato di truffa in concorso. Intorno alle 15 e 30 del pomeriggio, durante un controllo di routine, i due arrestati sono stati fermati a bordo di una Fiat 500. A seguito della perquisizione gli agenti hanno trovato mille e 400 euro in contanti - in banconote di diverso taglio - e un sacchetto nascosto sotto il sedile anteriore dell'auto, contenente diversi monili in oro.
Dagli accertamenti successivi è emerso che si trattava del «bottino» frutto di una truffa che i due avevano messo a segno poche ore prima ai danni di una signora di Broni. La vittima, 76enne, ha riferito ai carabinieri che la stessa mattina aveva ricevuto una telefonata da una donna, in lacrime, che sosteneva di essere sua figlia. Poi ha passato la cornetta a un uomo, un finto carabiniere, che ha fatto credere alla vittima che la figlia era stata arrestata per omicidio stradale, chiedendo alla signora 7mila euro in contanti per poterla aiutare o, in caso non disponesse della liquidità richiesta, di consegnare gioielli o altri oggetti di valore custoditi in casa.
La donna ha racimolato così i contanti e ha raccolto i monili in un sacchetto. Poco dopo, mentre la telefonata sull'apparecchio di casa era ancora in corso, in modo che la vittima non utilizzasse il telefono per contattare altre persone o ricevere altre chiamate, un uomo si è presentato a casa sua per ritirare i soldi e i preziosi. Rapidamente si è poi dileguato a bordo della Cinquecento, sulla quale lo attendeva il complice. La truffa si è rivelata tale soltanto al rientro a casa del marito della vittima, che ha telefonato immediatamente alla figlia e ha scoperto che non era stata coinvolta in alcun incidente. Si trattava di un imbroglio orchestrato dai due malviventi.
Ma non finisce qui: durante il controllo dei due arrestati, i carabinieri hanno notato sul navigatore del cellulare di uno dei due un secondo indirizzo. Si trattava di quello della seconda vittima nel mirino dei malviventi. Questa volta, però, a bussare alla porta di una donna, classe 1936, sono stati i veri carabinieri, in uniforme. Alla loro vista l'89enne ha immediatamente consegnato nelle loro mani un sacchetto con monili in oro e mille euro in contanti. Si trattava del medesimo modus operandi della truffa precedente, con l'anziana che aveva ricevuto una telefonata simile a quella della prima vittima: i truffatori avevano messo in scena infatti l'identico copione, raccontando che la figlia era nei guai ed era necessario racimolare contanti e oggetti di valore al più presto per aiutarla. In questo modo i due truffatori sono stati arrestati e trattenuti presso le camere di sicurezza della Stazione di Gravellona, in attesa dell'udienza di convalida. La refurtiva della prima truffa, quella andata a segno fortunatamente soltanto per poche ore, è stata riconsegnata alla legittima proprietaria.
Un lieto fine, almeno per una volta. Un epilogo che, purtroppo, rappresenta un'eccezione. Le tecniche adottate di volta in volta dai truffatori sono svariate e, in particolare, avvengono ai danni di persone vulnerabili, come gli anziani. I truffatori approfittano proprio della sensibilità e della fragilità emotiva delle persone anziane, per conquistarne la fiducia con i metodi più disparati. Dall'Arma l'invito è di contattare immediatamente il 112 nel caso si ricevano telefonate simili a quelle dei due episodi di Broni e Gravellona, con richieste di denaro o oggetti di valore. In nessun caso infatti alcuna forza di polizia chiede denaro al telefono, men che meno alla porta di casa.

Riccardo Carena