Login / Abbonati

GARLASCO – L’impronta sul muro, accanto al corpo di Chiara Poggi, sarebbe di Andrea Sempio. La notizia è stata lanciata nel pomeriggio di ieri dal Tg1, proprio quando Sempio non si è presentato in Procura a Pavia per rispondere alle domande degli inquirenti. Andrea Sempio era convocato alle 14 e con lui anche Alberto Stasi che, puntualmente, è arrivato a Pavia. Alla stessa ora è stato ascoltato anche Marco Poggi, fratello di Chiara, ma a Venezia, dove si è trasferito. 
Il pomeriggio di ieri, può dunque riscrivere la storia di un omicidio avvenuto il 13 agosto del 2007. 18 anni fa. Per la morte di Chiara Poggi è stato condannato Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima. Per Stasi una condanna a 16 anni di carcere. Sedici anni per un delitto che sarebbe da ergastolo. 
Stasi si è sempre professato innocente e l’arma del delitto non è mai stata trovata. Fino ad ora. Quindi: poche prove, poca pena. 
Ma fino ad ora non era mai stata attribuita quell’impronta, la numero 33, che oggi viene associata ad Andrea Sempio, amico del fratello minore di Chiara Poggi. Dopo due archiviazioni, è indagato per concorso in omicidio dopo la riapertura dell’indagine a quasi 18 anni dalla tragica morte della 26enne garlaschese. Sempio non si è presentato al palazzo di giustizia di Pavia “per un vizio di forma” che secondo i legali Angela Taccia e Massimo Lovati renderebbe nullo l’invito a comparire. 
Da quest’ultimo, notificato dai pm, mancherebbe infatti la lettera D del comma 2 dell’articolo 375 del codice di procedura penale, quella che avverte l’indagato che il pubblico ministero può disporre l’accompagnamento coatto in caso di mancata presentazione. 
Stasi, invece, si è presentato. È arrivato al palazzo di giustizia di Pavia alle 13 e 45, sull’auto guidata da Giada Bocellari, uno dei suoi legali, preceduta da una vettura dei carabinieri. Sono entrati attraverso il portone sul retro del tribunale. Maglione scuro, occhiali, sguardo tranquillo. Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi il 13 agosto di 18 anni fa, si è presentato questa volta da testimone per la nuova indagine avviata dalla Procura sul delitto di Garlasco. Inchiesta che vede come unico indagato, al momento, Andrea Sempio.
Stasi è rimasto davanti al pm due ore e mezzo. “Ha risposto a tutte le domande - ha spiegato poi Antonio De Rensis, l’altro suo legale -. A qualunque domanda gli è stato posta ha risposto in maniera esaustiva, come d’altronde ha sempre fatto anche nel precedente procedimento giudiziario”. 
Verso le 16 e 45 Alberto ha lasciato il palazzo di giustizia, sempre sull’auto guidata dall’avvocato Bocellari. Il volto un po’ più stanco rispetto a come si era presentato all’arrivo, ma tutto sommato ancora sereno. Nessuna dichiarazione ai giornalisti. Stasi è ripartito verso il carcere di Bollate, dal quale esce ogni giorno da tre settimane grazie alla semilibertà che gli è stata concessa dai giudici.
“Sui contenuti delle dichiarazioni rese da Alberto non dirò una sillaba”, ha commentato l’avvocato De Rensis ai cronisti che lo accerchiavano sotto una pioggia battente in Corso Cavour, nel cuore di Pavia, fuori dal palazzo di giustizia. “Siamo molto soddisfatti e contenti delle risposte date da Alberto. Noi rispettiamo questa indagine che viene condotta a 360 gradi: è un’inchiesta molto seria. Alberto è sereno, rispetta la condanna ma guarda con fiducia al futuro”.
Dichiarazioni in sintonia con quelle che l’avvocato De Rensis aveva rilasciato pochi minuti prima di entrare in tribunale: “Non so se questa storia verrà riscritta, so solo che la stiamo ridisegnando. Non so dire dove questo disegno ci porterà. C’è molta fiducia e rispetto per l’operato della magistratura che non credo operi sulla base di un’idea, come ho sentito, nè su tesi strampalate. È un’indagine molto razionale e molto seria. Stiamo lavorando, cercando di dimostrare che le cose sono andate in maniera diversa”.
E’ la speranza che nutre Alberto Stasi, che in questi 18 anni si è sempre dichiarato innocente. Una verità, la “sua” verità, che ha ribadito anche martedì pomeriggio in Procura a Pavia.