Riso straniero a dazio zero, ora l’industria alza la voce: l’allarme di Francese e Preve
ROBBIO - Per salvare il riso italiano ed europeo servono quanto prima dazi sul prodotto lavorato e confezionato. L’appello è arrivato ieri (martedì) mattina al convegno organizzato da AgriEventi davanti al Palazzetto dello sport da Mario Francese, presidente dell’Associazione industrie risiere italiane (Airi) e vice presidente di Euricom-Curti riso di Valle Lomellina, e da Riccardo Preve, presidente di Ferm, la federazione degli industriali risieri europei, e ai vertici dell’industria Riso Gallo di Robbio.
Francese ha esordito citando Mario Draghi: “Nel suo ultimo libro scrive che bisogna pensare in grande o andare a casa. Ed è quanto sta succedendo alla risicoltura italiana ed europea. L’industria risiera ha sostenuto investimenti molto consistenti sia in termini di impiantistica sia di potenziamento della rete commerciale. Non dimentichiamo che i consumi di riso sono in aumento, anche grazie alla presenza di immigrati”. Il problema dietro l’angolo, però, è rappresentato dalle massicce importazioni di riso lavorato e confezionato, fonte di preoccupazione per l’Airi, che fa registrare un fatturato medio annuo di 1,5 miliardi di euro, mille addetti e una trentina di industrie associate di varie dimensioni.
“Gli accordi internazionali sottoscritti dall’Unione europea con diversi Paesi – ha aggiunto Francese – sono causa di un flusso di importazioni di riso alla rinfusa e di riso confezionato senza l’applicazione di alcun dazio: l’industria italiana sta subendo la forte concorrenza sul mercato comunitario del riso di importazione, molto spesso già confezionato. Inoltre, si rende necessario ricordare che il 60% del riso è importato in esenzione di dazio”.
Da parte sua, Preve ha assicurato che “a livello europeo si sta lavorando per arrivare a un dazio sul riso lavorato e confezionato”. “L’industria risiera deve stare in ogni caso sul mercato – ha chiarito Preve – Al momento, gli occhi della filiera sono puntati sul cambiamento climatico, sulla riduzione degli agrofarmaci autorizzati, sull’aumento dei costi di produzione, sulla tutela della falda acquifera e, appunto, sulle importazioni a dazio zero”.
Presenti al convegno moderato dall’imprenditrice agricola robbiese Stefania Buffa anche l’assessore regionale Elena Lucchini, il consigliere regionale Ruggero Invernizzi, il presidente della Provincia Giovanni Palli, la presidente dell’Ente nazionale risi Natalia Bobba, i presidenti provinciali di Coldiretti Silvia Garavaglia, Confagricoltura Marta Sempio, e Cia Andrea Emilio Antonioli, Ettore Fanfani, commissario straordinario dell’Est Sesia, e il sindaco Roberto Francese.
“La gestione dell’acqua in Lomellina è stata la migliore possibile e, nello specifico, la scelta delle turnazioni è stata addirittura geniale”, ha detto Fanfani, mentre i tre presidenti provinciali hanno ribadito la necessità della sommersione invernale, della promozione del riso a più livelli, del concerto di reciprocità e della programmazione delle semine in accordo con l’industria.
“Sono necessari i dazi sul riso importato da Paesi in cui si fanno lavorare i bambini e ci sono dittature militari”, ha chiarito Sempio. Da parte sua, Bobba ha rilanciato la funzione positiva degli accordi di filiera fra produttori e industria.
u.d.a.