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MORTARA - Ci sono carriere che filano via dritte, come un corridoio d’ospedale. E poi ci sono storie che assomigliano ad una favola con il lieto fine. Quella della dottoressa Daniela Bar è una di queste. Il direttore facente funzione della riabilitazione specialistica e generale geriatrica dell’Asilo Vittoria, lascerà il suo incarico l’11 giugno 2026, dopo quarant’anni di carriera. Ovviamente non sarà una fine, ma un nuovo inizio. Come dice lei stessa, la vita la attende. Prima, però, è doveroso riavvolgere il nastro per tornare agli anni in cui Daniela Bar era una giovane e bravissima ballerina, con l’arte che le scorreva nelle vene. Assieme alla paura delle malattie. Un inizio caratterizzato da una ipocondria che non avrebbe mai lasciato pensare ad una carriera così brillante, costellata di traguardi.
Nata a Pavia l’11 giugno 1959, Daniela Bar racconta di come la passione per la medicina sia nata quasi per caso. “La passione per la medicina nasce un po’ per caso, un po’ per paura e un po’ per ambizione familiare -  racconta la dottoressa - . Con la mia amica e compagna di liceo, durante le vacanze estive, prendemmo la decisione di fare medicina. Lo studio della medicina mi interessava particolarmente perché sono un’ipocondriaca e quindi ritenevo che conoscere la malattia avrebbe potuto aiutarmi a vincere questa apprensione continua nei confronti della malattia. In effetti mi ha aiutato realmente perché, ad essere sincera, ora affronto molto meglio diverse situazioni”. Importante anche la figura del nonno che sognava un medico in famiglia. Sogno che si realizza il giorno in cui vede la nipote indossare il camice bianco. Da quel momento l’Università di Pavia diventa casa. Lo studio la appassiona, le riesce bene e in modo naturale. Ma la medicina non è l’unica vocazione. Ce n’è un’altra, ancora più antica e intima, sbocciata in Daniela Bar fin dalla tenera età. Tanto da renderla una sorta di “bambina prodigio” della danza. Fin da bambina frequentava la scuola di danza della maestra Elena Perri Loverdos a Pavia. Daniela danza, volteggia, interpreta la musica con i movimenti del corpo. Lo fa talmente bene da vincere premi nazionali. Inoltre, a soli 18 anni, ha già una carriera avviata come insegnante di ballo. Sarebbe potuto essere quello il suo futuro.
“A diciotto anni insegnavo danza a Broni e dirigevo il circolo culturale «Amici della Danza» – racconta Daniela Bar –. Siamo partiti con nove allieve. Siamo cresciuti rapidamente nel tempo. Fino ad arrivare a più di cento iscritti. Cinque di loro hanno poi aperto a loro volta scuole di danza. Segno che quello che semini può crescere e dare frutti anche oltre il tuo tempo”. Si arriva così al bivio. Al momento delle scelte. Da una parte l’arte, dall’altra la scienza. Daniela sceglie quest’ultima. Lo fa perché vuole dedicarsi agli altri. Anzi, vuole dedicarsi ai bambini. Però le scelte non sono sempre facili. E gli ostacoli possono capitare nel momento meno atteso. All’università, Daniela Bar aveva scelto di studiare neuropsichiatria infantile. Ma arriva l’episodio che cambia tutto.  La porta girevole che cambia il destino. Durante la prima lezione con il professor Giovanni Lanzi, il docente fa entrare in aula un bambino di quattro anni affetto da distrofia muscolare di Duchenne. Il piccolo, allegro e sorridente, mostrò come si aiutava a rialzarsi, mentre Giovanni Lanzi spiegava che presto sarebbe stato su una sedia a rotelle e non avrebbe superato i trent’anni. Poi il docente invita gli studenti a fare la loro scelta. Restare, oppure abbandonare.
“Sono uscita dall’aula – e lo dice con  una certa emozione che ancora si percepisce nella voce -. Non potevo fare quel percorso”. Il destino, però, aveva in serbo una nuova strada. Grazie a un suggerimento dalla madre, Daniela scopre la fisiatria. 
“Il giorno dopo  – è il racconto della svolta -  ero già al Mondino. Movimento, danza, riabilitazione. Tutto coincideva. Le mie passioni si fondevano in un’unica possibilità. Volevo curare le persone attraverso il movimento. È lì che è nata la mia passione e la mia carriera lunga 40 anni. Ancora oggi penso che il movimento possa curare la malattia, e continuerò a farlo anche dopo la pensione”. Daniela Bar ha lavorato presso il Beato Matteo di Vigevano dal 1989 al 2007, arrivando a diventare responsabile del reparto di riabilitazione. Nel 2007 è assunta da ASST Pavia e nel febbraio 2025 diventa direttore facente funzione della struttura complessa di Mortara e guida una ristrutturazione che porta nuovi ambulatori, convenzioni universitarie, collaborazioni con neurologia e geriatria e un approccio multidisciplinare alla cura. “Ho sempredetto ai miei collaboratori  – prosegue - di trattate i pazienti come principi, di trattare le persone che lavorano con noi con rispetto. Ogni parola che il paziente dice, conta e ha una rilevanza. Ogni gesto ha valore. La squadra si costruisce prima con l’umanità e poi con la professionalità. Chi si rivolge a noi, lo fa perché ha una fragilità e ha bisogno di aiuto. Il rapporto umano è l’inizio di ogni cura”. Parallelamente, Daniela Bar non ha mai abbandonato l’arte. Ancora oggi frequenta il Centro sperimentale d’Arte di Vigevano. Recita, canta e balla. La danza, la recitazione, il teatro non sono un hobby, ma un complemento della sua vocazione. Curare significa anche comunicare, dare forza, trasmettere emozioni. “Il movimento cura – spiega meglio Daniela Bar - e io voglio continuare a curare anche dopo la pensione”. Quando lascerà il reparto di Mortara, Daniela Bar lascerà molto più di un reparto rinnovato e una serie di procedure efficienti. Lascerà un modo di fare medicina che unisce rigore scientifico, ascolto, rispetto e passione. Una lezione che parla di cura non solo come terapia, ma come attenzione al cuore e alla dignità di chi si ha davanti.

Luca Degrandi