Se la musica ispira: ma quale concerto?!? Sul palco ci sarà un «modello di società»
MORTARA - Il 23 maggio, all’auditorium Città di Mortara, non andrà in scena soltanto un concerto: arriverà un piccolo modello di società. Sul palco l’orchestra sinfonica del conservatorio «Guido Cantelli» di Novara, guidata dal direttore Nicola Paszkowski, con un programma che unisce capolavori amatissimi e pagine da riscoprire; ma soprattutto con un messaggio che parla al nostro presente.
L’appuntamento mette al centro i giovani musicisti: ragazze e ragazzi che stanno costruendo il proprio futuro con disciplina, studio e una dedizione quotidiana spesso invisibile, e che proprio in questi giorni hanno vissuto un’esperienza eccezionale — una recente lezione con Riccardo Muti al teatro «Coccia» di Novara — descritta da chi c’era come un momento di gioia e di crescita autentica. È la dimostrazione che il talento, quando viene incontrato da maestri veri, non si gonfia: si responsabilizza. Alessandro Marangoni lo presenta così: "Sarà un programma che racconta dialogo, memoria e bellezza. Il cuore della serata è un itinerario musicale ricco di colori e significati. Si parte con la Sinfonia Concertante di Mozart per violino, viola e orchestra: un brano iconico, in cui due strumenti solisti non «gareggiano», ma dialogano. Si inseguono, si ascoltano, si sostengono. Un esempio perfetto di come la musica trasformi il virtuosismo in relazione, e la bravura in linguaggio condiviso. Poi arriva la celebre Pavane pour une enfant défunte di Ravel, pagina intrisa di malinconia, nata da un pensiero di perdita e insieme attraversata da una serenità delicata: non è un lamento, ma una memoria che si fa canto, una tristezza che non schiaccia e non urla, ma invita a fermarsi e respirare. Infine, un omaggio a Martucci con il Notturno, autore italiano troppo spesso messo in ombra, eppure capace di una scrittura di qualità straordinaria: una musica «eccezionale», che merita di tornare ad abitare le nostre sale e i nostri ascolti. È anche questa una scelta culturale: ricordarci che la bellezza non è sempre dove la cerchiamo per abitudine. Maestro, l’orchestra può essere vista come una lezione di convivenza? Ciò che rende speciale questo concerto è la riflessione che lo accompagna: l’orchestra come paradigma di società. In un’orchestra nessuno può prevaricare: ogni sezione, ogni strumento, ogni persona porta una storia diversa, una cultura diversa, un carattere diverso. Eppure tutto converge verso un fine comune: l’armonia. Non l’uniformità, ma un’unità superiore che nasce dall’ascolto reciproco. Il sapere di ciascuno non si annulla: si somma, si intreccia con quello degli altri, creando qualcosa che da soli sarebbe impossibile. È una lezione semplice e potentissima: la vita — e la città, e il Paese — funzionano meglio quando si riesce a stare insieme pacificamente, a mettere a disposizione idee ed energie per costruire un risultato condiviso. Perché la bellezza, come la pace, non nasce dal rumore più forte, ma dall’equilibrio. È un messaggio anche per chi amministra la «cosa» pubblica? Questa immagine dell’orchestra diventa allora un monito per chi oggi si candida a guidare la cosa pubblica. Amministrare è difficile, richiede responsabilità e visione: e proprio per questo l’orchestra può essere un modello. Non esiste buon governo senza ascolto, senza rispetto dei ruoli, senza la capacità di lavorare insieme senza sabotarsi. Ecco perché, in tempi in cui si continua a parlare di «destra» e «sinistra» spesso senza vera innovazione, la musica suggerisce un’altra possibilità: forse presto dovremo ragionare in categorie diverse; forse la complessità ci obbligherà a nuovi strumenti — persino a immaginare sistemi basati sull’intelligenza artificiale per orientare alcune scelte pubbliche. Ma qualunque sarà il futuro, una cosa resta: abbiamo bisogno di diventare più umani, e la bellezza scritta dai grandi geni dell’umanità è una scuola insostituibile. In fondo, la musica non è soltanto “fare note” o studiare una partitura. È un modo di vivere: mettersi a disposizione dell’altro, lavorare per il bene comune. In questo senso — provocatoriamente, ma non troppo — l’orchestra è la più alta forma di politica. Il concerto del 23 maggio, quindi, non è solo un evento culturale: è un invito. A volersi bene nel senso più concreto: cercare un’armonia comune, smussare l’odio, accettare che si possano fare cose diverse per un fine unico. Proprio come in una pagina polifonica: più voci, più strade, un solo orizzonte. E per una sera, a Mortara, quell’orizzonte avrà il suono limpido di un’orchestra".