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La risicoltura lomellina e pavese, prima in Europa per superfici a risaia (media annua di 80mila ettari), contesta il voto del Parlamento europeo, che martedì ha approvato il Sistema delle preferenze generalizzate, studiato per regolare le tariffe internazionali, così come lo aveva ridisegnato la Commissione europea, clausola di salvaguardia compresa.
­La clausola di salvaguardia scatterà automaticamente solo se le importazioni annuali di riso supereranno di circa il 45% della media dell’ultimo decennio, cioè 560mila tonnellate: soglia di fatto irraggiungibile.
Gli europarlamentari hanno respinto l’emendamento chiave alla revisione del Sistema, che, fissando la soglia al 20%, avrebbe reso il meccanismo di salvaguardia uno strumento realmente efficace per la prevenzione delle crisi: 459 i voti a favore del Sistema e 127 contrari.
“L’Ente nazionale risi – commenta la presidente Natalia Bobba (nella foto) – insieme alle associazioni di categoria e all’intera filiera ha fatto tutto quanto era possibile, senza lasciare nulla di intentato. Avremmo voluto limiti di scatto sensibilmente più bassi per bloccare l’import prima del verificarsi di danni strutturali ed economici al nostro settore. In ogni caso, sebbene le soglie previste siano troppo elevate, la salvaguardia automatica pone un limite alle importazioni incontrollate senza dazio da Cambogia e Birmania garantendo un argine contro le distorsioni del mercato che minacciano la competitività della filiera. Esprimiamo il nostro più sentito ringraziamento agli eurodeputati che hanno sostenuto con forza le istanze del settore: in un contesto dove alcuni attori politici sembrano ignorare le criticità del comparto, chi ha presentato gli emendamenti e chi li ha sostenuti ha dimostrato di avere a cuore la sovranità alimentare e il lavoro della filiera”.
Confagricoltura Pavia, per bocca della presidente Marta Sempio, non usa mezzi termini parlando di “rammarico, delusione e finanche rabbia”. “Si sta mettendo a rischio la secolare vocazione risicola di Lomellina e Pavese – dice Sempio – E questa scelta rischia di avere impatti devastanti su molteplici aspetti territoriali, a partire dalle imprese per arrivare al sistema agroindustriale, senza dimenticare il delicato equilibrio idrogeologico dell’intera Pianura padana. È una scelta miope e sbagliata”.

Umberto De Agostino