La disabilità? E' una barriera mentale! La storia di Monica: quando lo sport abbatte la differenza tra «normo» e «para»
MORTARA - Dal dolore di una disabilità che cambia per sempre la vita alla “vittoria” nella sfida di una nuova normalità. Quella di Monica Zordan è la storia di una fragilità poi diventata opportunità. Anche quando la prova appare impossibile da superare. Un insegnamento messo nero su bianco nel libro biografico «Trovare sempre qualcosa per cui ridere», firmato dalla stessa Monica Zandon.
Il libro è stato presentato nel pomeriggio di martedì 17 marzo presso il Civico17.
Oltre all’autrice, al tavolo dei relatori erano presenti Vittorio Testa, direttore de L’Informatore Lomellino, e Elio Imbres, tecnico Fitarco, nonché delegato provinciale Cip (Comitato italiano paralimpico) Lombardia.
In una settantina di pagine è condensato un percorso di vita che non racconta solo la cognizione del dolore.
Nelle pagine l’autrice spinge il lettore ad attraversare quello che sembra un tunnel buio e senza fine. Invece, pagina dopo pagina, conquista dopo conquista, c’è sempre una luce che illumina la fine del viaggio.
Quella di Monica Zordan è una vita segnata dalla disabilità: dalla nascita è costretta a convivere con la spina bifida. Poi, in età adulta, un’infezione rende necessaria l’amputazione di una gamba.
Eppure il suo racconto non è un elenco di sventure. È, al contrario, un inno, alla resilienza, un cantico in onore della forza interiore. Così ogni vita irta di difficoltà non solo può essere vissuta «normalmente», ma può diventare anche fuori dall’ordinario. Come? Grazie allo sport.
Infatti il racconto dell’autrice intreccia il quotidiano, tra un figlio e l’altro (ne ha quattro!), con arco e frecce.
Proprio il tiro con l’arco Monica Zordan centra il bersaglio grosso.
Dai primi tiri in palestra passa rapidamente alle volé scoccate all’aria aperta. Sotto il cielo azzurro arrivano anche la prima medaglia.
Monica è «ufficialmente un arciere da avventura».
Non c’è nulla di più normale. “In questo volume racconto uno spaccato della mia vita. – racconta Monica Zordan – Spiego come si nasce con una disabilità. E come è possibile fuggire dalla gabbia il corpo sembra imporre. La pratica sportiva ci libera da ogni costrizione e il tiro con l’arco livella tutti allo stesso nastro di partenza”. Il raggiungimento del traguardo, per Monica Zordan, è sempre accompagnato da un percorso a tappe in cui ogni tappa è un sorriso. Una sfida personale da affrontare e vincere. Questa è stata la sua vita, questo il suo approccio allo sport che oggi coltiva presso la società Arcieri dell’Olmo, presieduta da Antonio Torchia.
“Due anni fa ho iniziato a praticare il tiro con l’arco. – spiega – In realtà avevo conosciuto questo sport subito dopo l’amputazione, quando mi trovavo al centro Inail di Budrio: qui propongono molte attività e, tra queste, c’era appunto il tiro con l’arco. Arco e frecce sono poi rimasti nel cassetto per 13 lunghi anni, fino all’autunno del 2025. Mio figlio Sean mi ha riacceso… e così è iniziata questa avventura”.
Luca Degrandi