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MORTARA - Nuovi dottori, nuovi macchinari (proprio la settimana scorsa è stata consegnata la nuova macchina per la pressoterapia), nuove professionalità: il reparto di Riabilitazione di Mortara continua a crescere e a migliorare il servizio offerto alla cittadinanza. A rinascere non sono solo i pazienti ricoverati che poi riescono a tornare all’autonomia. Per loro ogni piccolo passo è una grande vittoria. Poi a Mortara trovano, oltre alla professionalità, anche una grande umanità. Ma i degenti non sono i soli a fare ogni giorno notevoli progressi. Ad avere una seconda vita è anche l’intero reparto di Riabilitazione. Un fiore all’occhiello della sanità locale che nel periodo della pandemia mondiale era appassito per un insieme di concause. Pensionamenti anticipati e scelte di vita personali avevano portato alcuni professionisti a «cambiare strada». Le difficoltà di lavorare in un regime di costante emergenza, quella del Covid appunto, avevano messo in crisi l’intero reparto. Erano state sospese anche le cosiddette Mac (macroattività ambulatoriale complessa), i trattamenti riservati ai pazienti già dimessi, per limitare l’ingresso di persone provenienti da fuori all’interno della struttura sanitaria. Al termine della pandemia è iniziato il percorso di «riabilitazione della Riabilitazione». L’anno della svolta è però stato il 2025. In soli dieci mesi c’è stato un vero e proprio rilancio che ha riportato la Riabilitazione di Mortara ad essere un punto di riferimento per tutta la Lomellina. Non è stato un miracolo. Il segreto risiede nel duro lavoro e in tanto impegno. Chi ci ha messo l’anima è il direttore facente funzione di struttura complessa Daniela Bar che dal febbraio 2025 guida il reparto di Riabilitazione. 
“Ho affrontato questa sfida con determinazione e voglia di riportare a pieno regime il reparto – spiega Daniela Bar –. Proprio in questi giorni siamo lieti di accogliere nella equipe due nuovi futuri fisiatri. Si tratta di due nuovi medici specializzandi del terzo anno di fisiatria dell’Università del Piemonte orientale. Grazie al decreto «Cura Italia», introdotto nell’epoca della pandemia mondiale di Covid e ancora valido fino alla fine dell’anno è concesso ai reparti non in rete formativa con le università di avere personale assunto a partire dal penultimo anno della scuola di specializzazione. Inoltre, proprio la settimana scorsa, ci è stata consegnata una nuova strumentazione per la pressoterapia”. 
Accanto al primario Daniela Bar lavorano la responsabile dell’ambulatorio di alta specializzazione, Daniela Golasseni (fisiatra con un master in linfologia oncologica), e la libera professionista Silvia Pelà. Daniela Bar è primario anche nelle sedi di Pavia, Casorate e Vigevano. La struttura complessa della Riabilitazione di Mortara al momento comprende anche altre sedi dove sono presenti solo ambulatori specialistici, trattamenti ambulatoriali e Mac presso l’ospedale di Vigevano. In queste sedi ci sono rispettivamente la dottoressa Alice Bandi (a Pavia) il dottor Marco Bruggi (a Vigevano) e da pochi giorni il dottor Michele De Martino (A Pavia in viale Gorizia). Quest’ultimo collaborerà con i colleghi di Mortara in caso di necessità. 
“Ho avuto – prosegue il primario - la possibilità di far crescere il reparto e i servizi ai pazienti, portando il numero di dottori da due a cinque, grazie ad un lavoro di squadra che non avrei mai potuto portare a termine con le mie sole forze. Ho avuto un grande supporto da parte della direzione strategica, della direzione medica di presidio, della direzione di dipartimento con il dottor Massimo Migliavacca, della posizione organizzativa delle professioni sanitarie della riabilitazione, senza dimenticare i coordinatori dei fisioterapisti di tutte le varie sedi, i fisioterapisti di tutte le sedi (che a Mortara sono sei più un part-time), della coordinatrice infermieristica e tutto il personale infermieristico Oss e paramedico. Sottolineo anche l’apporto della logopedista e del neuropsicologo”. 
Figure di estremo rilievo poiché il reparto di Riabilitazione si occupa, oltre che di pazienti con difficoltà di movimento per problemi di natura ortopedica, anche con problemi di natura neurologica. 
I posti accreditati presso il reparto dell’ospedale Asilo Vittoria sono 21 di riabilitazione specialistica più tre di riabilitazione generale geriatrica. Un numero ridotto a causa della carenza di personale medico e prima dell’introduzione della «cura Daniela Bar» a 11 più 1. 
In prospettiva, quindi, la struttura tornerà ad accogliere la massima capienza di pazienti grazie al potenziamento del personale che si sta concretizzando in queste settimane. 
“C’è anche in atto un concorso per poter assumere un ulteriore medico – prosegue la dottoressa Daniela Bar - ed è stata stretta una collaborazione personale con gli ordinari di fisioterapia dell’Università del Piemonte Orientale, dell’Università di Pavia e con l’ordinaria di geriatria dell’UniPv nella speranza di avere tirocinanti che possono dare un ulteriore apporto fondamentale. Ma non è tutto. In questo anno siamo riusciti ad aprire due ambulatori altamente specialistici. Quello delle linfopatie (responsabile Daniela Golasseni) e quello della riabilitazione dell’età evolutiva (responsabile Silvia Pelà). Per non dimenticare le onde d’urto di Vigevano. Abbiamo anche riaperto le Mac, macroattività ambulatoriale complessa, sospese fino alla fine del 2024 a causa dell’emergenza Covid. Ogni giorno circa cinque o sei pazienti frequentano la nostra palestra per la terapia riabilitativa. 
È l’evoluzione del day-hospital dedicato ai pazienti che escono dal nostro ospedale e ricevono un’assistenza per il post-acuto”.
Quella della dottoressa Daniela Bar è una sorta di storia d’amore. Amore per l’ospedale Asilo Vittoria, presso il quale lavora da ben 18 anni, dopo i primi 19 trascorsi a Vigevano, ma soprattutto verso i pazienti. “Sento il bisogno di aiutare le persone – spiega – perché la mia missione è quella di alleviare le sofferenze di chi trova in condizioni di prostrazione fisica e psicologica. Non esistono degenti simpatici o antipatici, belle o brutti. Ognuno di loro merita il massimo delle nostre possibilità. Purtroppo devo constatare che in questi anni la professione medica è cambiata molto a causa della burocrazia. Ormai il sistema-Italia ci sta allontanando dal contatto con le persone e ci costringe a passare sempre più tempo alla scrivania. Al contrario penso che il contatto interpersonale sia fondamentale. Inoltre la collaborazione di tutta l’equipe è un secondo elemento fondamentale per la professione. 
Ascolto tutti i collaboratori, da ognuno di essi può arrivare un’annotazione che può risultare determinante. Senza questa squadra non sarebbe possibile ottenere i risultati che stiamo ottenendo”. 
La dottoressa Daniela Bar andrà in pensione il 18 giugno 2026, ma la sua «eredità» all’Asilo Vittoria resterà molto più a lungo.