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E’ positivo il consuntivo per le risaie italiane nel 2025, che aumenteranno di circa 9.300 ettari (+ 4,1%): balzo in avanti, in particolare, delle varietà da risotto. L’anno scorso la superficie era pari a 226.100 ettari, che dovrebbe salire a 235.540 secondo l’annuale sondaggio semine promosso dall’Ente nazionale risi fra i produttori di tutta Italia. I risultati definitivi parlano di 2.987 risposte, pari al 78% dei produttori italiani. Il sondaggio semine rappresenta una buona prospettiva anche per Lomellina e Pavese, che l’anno scorso avevano riconquistato il primato nazionale della risicoltura con 80mila ettari coltivati, contro i 72mila di Vercelli e i 33.800 di Novara, buttandosi così alle spalle le numerose e gravi ripercussioni della siccità del 2022. I produttori pavesi e lomellini sono 1.260, davanti a Vercelli (860) e Novara (510).
“Il sondaggio sulle intenzioni di semina per il 2025 – spiega l’Ente risi, presieduto dall’imprenditrice agricola Natalia Bobba – presenta un aumento complessivo delle superfici coltivate del 4,1% rispetto all’anno precedente: ciò dimostra la fiducia dei risicoltori di tutta Italia, che allo stesso tempo dovranno dimostrare un convinto senso di responsabilità al pari di tutti gli altri attori della filiera. Per quanto riguarda le singole varietà, sappiamo per esperienza che si andranno a definire a stagione inoltrata anche per le incertezze legate ai fattori climatici ed economici degli ultimi anni”.
Secondo il sondaggio, emerge un forte aumento del gruppo Baldo e similari (da 18mila a 28.800 ettari, +60%), delle varie del Lungo A (da 5mila a 7.800, +55%) e del Centauro (da 3.500 a 4.700 ettari, +33%). Fra i medi e i Lungo A si registra una netta crescita del Sant’Andrea, che passa da 2.200 a 3.400 ettari (+ 51%), e dell’Arborio, da 16.300 a 19.200 (+17%). Crollo di Lido e similari: da 1.700 a 900 ettari (-48%). Lievissimo aumento per il Lungo B: da 44.600 a 45.600 ettari (+2,7%).

Umberto De Agostino