L'Informatore Lomellino  
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Lettere al Direttore

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4 pagine

Per tutti i lettori, quattro pagine dell'ultima edizione.

storico

DICEMBRE 2013

 

 
Lettere al Direttore

Lumlin elbow

Caro direttore, ho avuto la badalon; dudù, la candidatura in Romania come rappresentante delle badanti e dei rapinatori di carrelli dei supermercati, le mutande verdi e le sparate dei due Matteo (il leghista e il sindaco) mi hanno provocato conati di “lumlin elbow”.Che non ha niente a che vedere con il tennis ma è quel “gomito del lomellino” che ti prende e ti far venir voglia di “tra su”; stavo quasi per esonerare i tecnici del ministero dell’interno dal compito di far la punta alla mia matita copiativa.Improvvisamente poi, questa mattina, sento la notizia delle dimissioni della ministra delle politiche agricole; io sono contento, le nutrie di più perché possono tornare a nuotare…. non ce la facevano proprio a volare, continuavano a cadere. E mi riviene la voglia di dire la mia sui rifiuti prendendo lo spunto dall’intervento di Simone Ciaramella sul L’informatore del 22 u.s. Io non sarei d’accordo sull’idea che sia necessario “che le aziende pubbliche della Lomellina si adoperino per tornare ad essere protagoniste degli investimenti economici”, come dice Ciaramella, indicando come esempio di investimento l’installazione di un “impianto di differenziazione dei rifiuti”.Ricordiamo quando si diceva che i dirigenti delle imprese pubbliche venivano nominati col criterio di “un socialista, un democristiano e uno bravo”? Con il decentramento/federalismo e con l’aumento del numero dei partiti le cose, come tutti abbiamo visto sono andate anche peggio, i casi si sono moltiplicati. Un esempio per tutti: la bella Nunzia, prima di diventare ministra, da semplice deputata “ravanava” con le nomine in materia di Sanità. Quindi non cerchiamo soluzioni miracolistiche tipo: nuovo miracolo italiano, un milione di posti di lavoro, capitani coraggiosi, o i patrioti di Alitalia compagnia di bandiera ….. che si è tolta le pezze dal suo sedere, e le ha …. messe al nostro. Facciamo ciò che è fattibile e doveroso, come ad esempio:
- I sindaci facciano intervenire le ASL per eseguire carotaggi e analisi nei campi dove si spargono fanghi. Non tutti i terreni, per legge, sono adatti; non devono essere troppo sabbiosi né troppo argillosi. La legge dice anche che c’è un limite quantitativo in peso per unità di superficie,ecc. ecc. sulla quale si sparge. I 600 milioni di Kg. Rapportati alla superficie sulla quale sono stati sparsi potrebbe obiettivamente fermare qualsiasi altro insediamento e magari farne chiudere qualcuno di quelli in essere.
- Controlliamo bene le emissioni dell’inceneritore di Parona. Perché non viene messo un ripetitore dei livelli di inquinanti in aria anche sotto i portici del municipio? Quelli che non sempre si vedono, sui tabelloni luminosi all’ingresso, in pratica non possono essere letti, pena la provocazione di tamponamenti a catena.
Infine, due parole sulla differenziata. Caro direttore, non si chiede di “crescere con la quota di raccolta differenziata all’infinito” ma solo un po’ di più del quasi niente attuale, questo si. La prova che differenziamo molto poco sono gli “extra”, donne e uomini, che vanno a ravanare dentro ai cassonetti, anche con profitto, a giudicare dalle loro biciclette cariche.Non si dice di arrivare ai valori Trentini o alto atesini; da noi forse non è possibile. Noi ci puliamo le scarpe sullo zerbino per entrare in casa; a Merano, se le puliscono anche quando escono.Come sempre, nell’ottica del “lamento propositivo”, dico la mia: perché l’AsMortara, non ha mai mandato volantini, magari scritti anche in dialetto, per spiegare, informare, propagandare la necessità di non buttare tutto in un solo cassonetto? E ancora, l’AsMortara potrebbe organizzare e gestire conferenze, corsi di formazione, magari al “Civico 17”, sulla raccolta differenziata, per informare e sensibilizzare. I relatori possono essere i tecnici AsMortara o quelli di Lomellina Energia; non occorrono dei Von Braun pagati a peso d’oro. Come incentivo, i partecipanti potrebbero fruire di un piccolo sconto sulla tassa dell’immondizia; perché no?E, da ultimo, non riesco a non dirlo, perché Simone Ciaramella aggiunge alla sua firma la dicitura Lega Nord Mortara? Questo signore è il presidente di un ente pubblico, cioè di tutti anche di quelle persone, rispettabilissime, che non hanno votato Lega Nord. Come sempre è questione di uomini. Per esempio, credo che Lei direttore convenga con me che tra coloro che sono stati eletti a ricoprire la carica di sindaco, a Mortara, nell’ultimo quarto di secolo, escluso Facchinotti, c’è stato qualche quaquaraquà.

Capitan Nemo

Caro Capitano, che piacere tornare a pubblicarla! Noi giriamo a Simone Ciaramella le sue semplici e intelligenti proposte. Non le nascondo però che spira aria nuova in Lomellina. Vede un certo “gruppo del male” sempre gli stessi, con i soliti tirapiedi prezzolati, vive giorni difficili. La gente sta aprendo gli occhi e smette di pagare al posto dei “quaquaraquà” che hanno occupato posti di potere con risultati penosi. Ciaramella è un giovane giustamente ambizioso e attento, capirà.

Giovanni Rossi

Cultura lomellina e sedute spiritiche

Diciamocelo in tutta franchezza: la cultura contadina ha rotto le scatole! Dall’“Informatore lomellino” dell’8 gennaio scopro che l’amministrazione comunale di Mede ha donato 500 euro al circolo culturale Amisani per la ristampa del libro “Le tracce della cultura contadina”, di Giuseppe Masinari. Che sarà anche un buon libro, per l’amor del cielo. Tuttavia, si tratta dell’ennesimo caso di feticismo storico. Perché dovrebbe essere importante mantenere la memoria della cultura contadina? Ricordare il passato è il solo modo per capire chi siamo e per non commettere gli errori già commessi – di questo, per quel che mi riguarda, sono assolutamente convinto. Ma c’è dell’altro... Oh, cari miei se c’è! Sarò pure cinico, ma credo che a poca gente interessi capire la propria identità e non commettere più gli errori del passato – se davvero interessasse a tanta gente, vivremmo in un mondo bellissimo. Io penso, piuttosto, che, dietro questo nuovo finanziamento, ci sia una vecchia ostinazione: l’ostinazione per un passato idealizzato. Perché, sapete, “si stava meglio quando si stava peggio” e “le persone di una volta, oggi, non ci sono più”. Scempiaggini. Belle e buone. Tempo fa, leggevo una commedia di un drammaturgo ateniese, Aristofane – roba vecchia di ventisei secoli. Uno dei personaggi, a un certo punto, sbottava: «Ah, non ci sono più le persone di una volta!». Di lì, mi son convinto che “le persone di una volta” non ci sono mai state, visto che già ventisei secoli fa le si rimpiangeva. Semmai, chi si ostina a trattenere il passato presso di sé, come un bimbo troppo cresciuto che non vuol smettere di succhiare il suo ciuccio, ha solo paura del futuro. E, francamente, il passato della Lomellina andrebbe tenuto presente soprattutto per suscitare sdegno: infatti, la cultura contadina è (non solo, ma anche) cultura di asservimento dei molti ai pochi attraverso l’ignoranza e la violenza. E, dove c’è ignoranza, c’è violenza: è matematico. È una cultura in cui i peccati dei padri ricadono sui figli fino alla terza e alla quarta generazione, in cui puoi sentir dire che non devi fidarti di quel tale, perché suo nonno era un mascalzone. Quando finì la cultura contadina? Quando aumentò la scolarizzazione, quando le rivendicazioni sindacali si fecero feroci e la tecnologia produsse ricchezza. Diffidiamo delle idealizzazioni. La gente di una volta probabilmente non era né troppo migliore né troppo peggiore di noialtri.Oltre al feticismo storico, mi viene da dire un’altra cosa, un po’ maliziosa, su quel finanziamento. C’è un forte collegamento fra l’agricoltura e l’esser conservatori, l’esser di destra. La storia lo insegna. Nel secondo secolo A. C., i fratelli Tiberio e Caio Gracco tentarono, con una riforma agraria, di redistribuire le terre dei latifondisti ai cittadini più poveri. Manco a dirlo, finirono assassinati. I grandi proprietari terrieri ci tenevano a mantenere le cose così com’erano. Erano dei conservatori. Erano di destra. E, nella Guerra di secessione americana, chi voleva tenere in schiavitù i neri? I grandi latifondisti del sud, con le loro piantagioni di cotone e tabacco. E, ancora, pensate alla comune espressione italiana “aristocrazia terriera”. Un’espressione come “aristocrazia industriale” non avrebbe senso, perché nell’industria non vi può essere aristocrazia: l’industria, se il mercato è libero, è fluida. L’agricoltura, di contro, è statica, e favorisce la formazione di un potere aristocratico che ce la mette tutta per conservare lo status quo. La storia ci conferma che l’agricoltura e l’esser di destra sono due fenomeni intrecciati. Allora, quel finanziamento per la ristampa del testo sulla cultura contadina è un’opera di produzione culturale di destra, quasi un’opera di propaganda, in qualche maniera. Non che vi sia niente di male nel far propaganda, per carità. La questione è, semmai: è legittimo far propaganda coi soldi pubblici? Mussolini faceva propaganda coi soldi pubblici. E, per inciso, Mussolini era un sostenitore della cultura contadina: pensate alle celeberrime immagini del duce a torso nudo, in mezzo al frumento, durante la battaglia del grano. La terra, la semplicità del focolare, la rigidità della famiglia, e tutti quei valori della cultura contadina mi sembrano, oggi, quanto mai fuori luogo. E le cosiddette ‘rievocazioni storiche’, come il nostrano Palio d’la Ciaramèla – il cui inventore è proprio l’autore del libro citato – sembran quasi sedute spiritiche in cui si evoca la vecchia zia defunta per chiederle sotto quale asse del pavimento ha nascosto i quattrini prima di tirare le cuoia. Io lo chiedo in ginocchio, a voi tutti. A te, che leggi. Per favore: basta con la cultura contadina! Non è il caso di svecchiarci un po’?

Andrea Loffi

Caro Andrea,
la visione della seduta spiritica è straordinaria, davvero una nota d’autore. Leggendo il suo intervento abbiamo tirato un sospiro di sollievo, perché in questi anni siamo inorriditi di fronte ad un grottesco affollarsi di mondine in ogni salsa, poesie, libercoli sgangherati, convegni, cantate, sfilate, persino flash mob. Su queste pagine abbiamo decine di volte criticato il fiume di denaro speso in Lomellina per riesumazioni storiche del tutto inutili, se non apertamente propagandistiche, se non, ed è peggio, dichiaratamente improntate al più esplicito dei magna magna. Non basta, siamo troppo spesso di fronte a una Lomellina che va avanti guardando indietro e per poterlo fare e sfuggire al presente spende un vero fiume di denaro dei cittadini. Pensiamo solo al fatto che in Lomellina, a Ferrera, all’ombra di una delle più grandi raffinerie d’Europa, è stato creato l’Ecomuseo. Noi esponiamo critiche circostanziate e argomentate, auspichiamo progetti innovativi e non musei, e ci danno dei disfattisti.
Temevamo di essere isolati. Ora, grazie a lei, sappiamo che non è affatto così.

Giovanni Rossi

 
INFORMATORE LOMELLINO - Dir. resp. Giovanni Rossi
Via Roma, 35 - Mortara (PV) - Tel 0384 98282 - Fax 0384 99449 - Mail: info@informatorelomellino.it

 

 

 
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