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Lettere al Direttore

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4 pagine

Per tutti i lettori, quattro pagine dell'ultima edizione.

storico

DICEMBRE 2013

 

 
Lettere al Direttore

Piatto ricco mi ci ficco

Gentile direttore, a pagina 5 del suo settimanale del 17 corrente leggo che nel nostro Paese è operativo il progetto SPRAR, acronimo di Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati. Non essendo a conoscenza dell’esistenza di un simile organismo, come molti, ho fatto qualche ricerca mirata alla “Mission” di tale struttura ed ho appurato che consiste nel definire le quote di profughi spettanti alle città ed alle regioni in proporzione al numero degli abitanti e soprattutto cosa spetta all’immigrato.
In base alle disposizioni dello SPRAR gli alloggi da destinare ai profughi devono avere determinate caratteristiche e connesse dotazioni. Le abitazioni devono essere un minimo di 56 metri quadri per 4 rifugiati, vale a dire 14 mq a testa, essere allacciati alla rete idrica ed elettrica, avere un impianto di riscaldamento, essere serviti dalla rete di trasporto urbana ed extra urbana e dotati di tv satellitare.
In Trentino hanno ricercato un centinaio d’appartamenti che oltre ad assicurare i 14 mq per rifugiato e la tv satellitare, avessero anche una zona comune, cioè il soggiorno, fossero dotati di tutti gli arredi con cucina e letti, impianti di video sorveglianza e di telecamere interne a circuito chiuso, di controllo degli accessi centralizzato (accesso ai piani, ascensori, montacarichi, cancelli, sbarre automatiche ecc) da collegare al sistema di supervisione nonché un impianto antintrusione ed antieffrazione sia interno che esterno.
Queste case inoltre dovevano essere in prossimità dei centri abitati e servite dai mezzi pubblici il cui utilizzo, per i profughi, non poteva che essere gratuito (e te pareva). Come le più recenti cronache riportano, dietro a tutta questa per certi versi pelosa accoglienza esistono interessi per somme notevoli a carico degli italiani, quantificate in circa 4,5 miliardi di euro, quasi novemila miliardi del vecchio conio, con tutta probabilità destinate ad aumentare considerevolmente.
La cifra, che in lire si scrive con un 9 seguito da ben 12 zeri (9.000.000.000.000), evidentemente fa gola a parecchie persone e pertanto il vecchio adagio “piatto ricco mi ci ficco” è più che appetibile.
Spannometricamente, quantificando in 60 milioni la popolazione italiana, si tratta di una tassa di euro 75 (le vecchie 150.000 lire) per ogni abitante, dall’ultimo nato al più anziano.
Il fatto è che non è ben quantificabile il costo sanitario di tutte queste persone, avranno anche loro qualche magagna da curare, però i denti no, questi sono bianchissimi e sanissimi e meno male perché oggi occorre accendere un mutuo in banca per pagare le cure odontoiatriche. Le domande però sono queste: tutte queste persone fino a quando rimarranno a carico della collettività italiana?
Per sempre? E quanti ne dovranno ancora arrivare? Probabilmente, anzi, con tutta certezza, il processo d’invasione del nostro Paese è ormai divenuto irreversibile, in considerazione che per taluni personaggi istituzionali l’accoglienza ospitale indiscriminata è un mantra e anche il Papa predica continuamente in questo senso a prescindere dal pericolo concreto di una futura islamizzazione del Paese con tutto quello che ne consegue.
Arrivassimo a tanto, tutta l’industria e tutto il commercio che gira attorno ai consumi, alle esigenze ed anche un po’ ai capricci delle donne occidentali, dovrà essere ridimensionato di parecchio, perché le rappresentanti del gentil sesso di fede islamica, magari pur desiderandolo, sono costrette a seguire altri e ben diversi usi e costumi. Ora è pur vero che è sacrosanto salvare le vite in mare ma a mio parere lo è pure il fatto che la loro destinazione non debba essere necessariamente solo l’Italia.
Ci sono altre nazioni che possono benissimo ospitare molti che scappano dai paesi africani, ne cito una a caso, l’Argentina, uno Stato che per estensione è quasi 10 volte l’Italia con una popolazione media di circa 16 abitanti per chilometro quadrato contro i nostri oltre 200. C’è un però. Ci spiegano che l’immigrazione non deve essere fermata perché serve a contrastare l’invecchiamento della popolazione italiana che fa sempre meno figli.
Questa volontà di favorire l’immigrazione piuttosto che arrestarla è presente nel DEF (Documento di Economia e Finanza) presentato dal governo nel 2016 (chi lo ha votato?) nel quale si fa riferimento a <<un flusso netto annuo d’immigrati pari, mediamente, a quasi 310.000 unità con un profilo crescente per i primi 15 anni e decrescente successivamente>>.
La colpa prima della denatalità, a mio parere, è però proprio di questo Stato, i cui governi succedutisi nel tempo, tutti, dal primo all’ultimo, non hanno mai attuato una politica veramente a sostegno delle famiglie se non con provvedimenti di poco conto e con dosi omeopatiche. Probabilmente chi legifera non conosce neanche il costo di una confezione di pannolini per neonati.
Grazie per l’ospitalità.
Antonio Invernizzi

Stimato Signor Invernizzi, non posso che condividere totalmente le sue opinioni. Parto dal fondo. Lei, da attento lettore, ricorda certamente i molti interventi in cui abbiamo denunciato l’assenza totale di qualsiasi politica a favore della famiglia, direi ad iniziare del periodo berlusconiano, nei primi anni ‘90. Beh, si dirà, bella forza, il concetto di “famiglia” per Silvio Berlusconi è certamente molto labile, forse creativo. Insomma, un tale che (dalle inchieste) ha speso “spannometricamente” una trentina di milioni di euro (60 miliardi di lire) in baldracche e cene eleganti ben difficilmente può avere una visione qualsiasi del concetto di famiglia. E così fu.
Ma con l’avvento del “giglio di Firenze” non pare che sia cambiato molto.
Stringendo: in Italia non si fanno figli consapevolmente e giustamente, perché non c’è lavoro per le giovani coppie, non ci sono case a prezzi compatibili con la realtà, non ci sono incentivi per le coppie che si sposano e costruiscono una famiglia.
Chi dice che gli immigrati fortunatamente sostituiscono i figli non nati dalle coppie italiane compie una delle più volgari e meschine azioni di negazione della realtà. Davvero una vergogna.
Per quanto riguarda l’immigrazione incontrollata c’è poco da dire. Tutti concordano sul fatto che si tratti di un enorme traffico di esseri umani. Questo significa che non è un fenomeno migratorio, ma un fenomeno “commerciale” gestito per dare guadagni a organizzazioni di tipo mafioso. Parecchi autorevoli investigatori (cito solo i due procuratori della Repubblica di Catania e Siracusa) hanno detto che il mercato di esseri umani dall’Africa rende alle mafie molto di più del commercio di stupefacenti. Quindi chi parla di accoglienza fa finta, non è un’accoglienza, ma un traffico. Come se dicessimo che le importazioni di vitelli dalla Francia fossero “accoglienza”. No, è un affare miliardario.
Termino con il discorso delle Organizzazioni non governative. Fra l’altro impegnate a salvare naviganti nelle acque territoriali libiche.
Il procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, ha dichiarato che esistono prove di alcune Organizzazioni non governative (cioè private) che sono legate a trafficanti di esseri umani. Una cosa che avrebbe dovuto far scattare sulle loro poltrone tutti i ministri del governo “Renzi Gentiloni”e invece ecco che tutti se la sono presi con Carmelo Zuccaro. Strano no?
Vede, a essere malvagi verrebbe da dedurre che nell’ambito di un clima di serenità nei rapporti tra Stato e mafie il costo dell’immigrazione sia un prezzo da pagare per evitare bombe e stragi. Ma certo questa è solo una malignità infondata.
Resta il fatto di barconi gestiti da società private, con equipaggi persino formati da ex mercenari di guerre in Medio Oriente, che portano a bordo sofisticatissimi sistemi di comunicazione radio, che fanno la spola tra la costa libica e le navi della Guarda Costiera, portando in Italia esseri umani che non sono rifugiati e che non hanno alcuna prospettiva di lavoro in Italia.
Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ha detto che questa situazione si inquadra in un progetto di destabilizzazione economica. Vedrà che lo trasferiscono con un super stipendio in altro ufficio.

Giovanni Rossi

C'era una volta "la scuola inclusiva"

Allora non c'era nemmeno la banda larga. Stiamo parlando del 2000 d.c.. L'anno a cui fanno davvero riferimento le statistiche contenute nel rapporto OCSE a cui i mass media hanno recentemente dedicato largo spazio, perché vi hanno voluto leggere – con una sorta di stupito ottimismo – la capacità della scuola italiana di attenuare le disparità socio economiche, di offrire opportunità di apprendimento e di formazione tali da colmare il divario tra studenti, derivante da diverse condizioni familiari. Finalità per altro, assegnata alla scuola della Repubblica niente meno che dalla Costituzione.
Qualcuno noterà che abbiamo scritto “davvero”. Perché? Perché, non appena si è diffusa la notizia con il suo sapore di efficienza e il suo retrogusto di democraticità si è avviata la grancassa della propaganda politica.
La ministra Fedeli, per esempio, ha affermato in un comunicato che: “I dati pubblicati dall'OCSE ci dicono che la scuola italiana è una scuola inclusiva, capace di supportare le studentesse e gli studenti che partono da condizioni più svantaggiate”: Non è necessario essere filologi per capire che l'uso del presente indicativo attribuisce in modo subdolo e discutibile alla attualità quanto il rapporto colloca in realtà 17 anni fa, ovvero in una scuola diversa dall'attuale: agli albori dell'autonomia, ancora esente dalle riforme Moratti, Gelmini - Tremonti e Giannini, così come dal memorabile cacciavite di Fioroni.
Insomma, i nostri decisori politici ci mostrano tra le righe del loro stravolgimento temporale barlumi di consapevolezza della necessità di inventare qualche risultato che si riferisce a 17 anni fa, per giustificare la c.d. “Buona scuola”.
Alla prossima ricerca internazionale l'arduo compito di verificare se meritocrazia d'accatto, tagli all'organico, al tempo pieno, azzeramento delle compresenze, innalzamento di alunni per classe, digitalizzazione forzata, super - poteri ai dirigenti e così via avranno incrementato o ridotto queste differenze.
Mariagrazia Demartini

Stimata professoressa, che piacere leggerla! Le confesso che spesso in passato su queste pagine abbiamo trattato dei grandi disagi del mnondo della scuola, a volte stupiti dei silenzi che giungevano dalle importanti istituzioni scolastiche della zona.
Mi permetta una breve divagazione.
Uno dei pochissimi primati che l'Italia aveva riguardava il mondo dei cavalli. Per semplificare basta ricordare il mitico Ribot, montato dal fantino Enrico Camici, oppure i due fratelli D'Inzeo, o Graziano Mancinelli. Vede l'equitazione moderna è stata interamente inventata da un italiano, Federico Caprilli. Un caso unico in tutti gli sport.
Pensi a quei gioielli che erano gli ippodromi italiani, tra sport e splendida architettura. Pensi a cosa era la Trenno, a San Siro, l’anello per il trotto che per quattro giorni la settimana richiamava migliaia di appassionati. Bene, i cavalli in Italia sono stati volontariamente estinti da precise scelte politiche, il trotto a Milano non esiste più. Gli allevamenti prestigiosi hanno chiuso. Vede, stimata professoressa, il mondo dei cavalli non può prescindere da doti quali coraggio, pazienza, dedizione, conoscenza trasmessa di generazione in generazione. Insomma, perizomi, scollature, natiche esposte, lettoni di Putin, Costa Smeralda, tatuaggi inguinali non sono strumenti per avere successo nel mondo dei cavalli. Mi sono spiegato?
Una certa Italia ha voluto estinguere un’altra Italia di cui non comprendeva le regole, i silenzi, la competenza. Una certa politica odia la competenza, vista come un impaccio alla propaganda becera che deve guidare elettori inconsapevoli.
E per questa classe politica cosa c’è di peggio di una scuola forte, autorevole e consapevole?
Le riforme che lei cita sono stati strumenti per umiliare professori e alunni, per disattivare le regole reali della scuola, per far diventare la scuola palestra di governanti ignoranti e improvvisatori.
Ma pensi cosa è stato fatto nella riforma universitaria. Per alcune facoltà, le più selettive, hanno semplicemente concentrato in tre anni le materie che erano distribuite in cinque. Una follia pura. Pensi agli studenti che alle scuole superiori oggi rientrano a casa ogni giorno alle 15 e 30. Quando studiano? Il motivo? Risparmiare i soldi del riscaldamento il sabato.
Vede la scuola per la classe politiche che governa l’Italia da tutto il terzo millennio è gradita come un moscerino in un occhio. Siamo passati dal tunnel del Gran Sasso della ministra Gelmini alla finta laureadella ministra Fedeli.
Siamo di fronte a una classe politica vecchia, che detesta i giovani, visti come minaccia al governo dell’ignoranza. Una classe politica che detesta la conoscenza, che è sinonimo di scuola. Il resto è solo una logica conseguenza.
Grazie del suo intervento prezioso.
Giovanni Rossi

 
 
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