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Lettere al Direttore

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4 pagine

Per tutti i lettori, quattro pagine dell'ultima edizione.

storico

DICEMBRE 2013

 

 
Lettere al Direttore

L’avventura di una visita dal medico

Caro direttore,  eccole, spogliata al massimo, l’avventura di pochi giorni fa.
Tramite mutua vado da uno specialista per una visita medica. Sala d’attesa. Tocca a me e vengo chiamato. Entro e dico buongiorno. Il dottore seduto dietro la scrivania forse non mi risponde neanche. Solo una gran fatica a tirar su gli occhi. Può essere mio figlio. Gli passo il referto di un esame appena fatto e comincia a scrivere al computer. Poi mi rivolge due sole domande. Quanti anni ho e se mai prima sono stato visto da uno specialista del ramo. Null’altro.
 Né cosa ci faccio lì né per che cosa. Se ho dolori o difficoltà da qualche parte: niente di niente. Nemmeno, data l’età, se ho qualche problema più o meno invalidante. Se prendo qualche medicina, e se sì quale? Per fortuna niente di tutto questo, ma almeno chiedermelo, o no? Alla fine esce un foglio dalla stampante. “Una di queste pastiglie tutte le mattine e di quest’altre una la sera prima di coricarsi. Arrivederci e ci vediamo l’anno prossimo”.
In tutto, il tempo di sorseggiare un caffè. M’incammino verso casa con una strana sensazione. Compresa quella amarissima che più passano gli anni e meno conti. Quasi a diventare un fastidio. E pensare che anch’io, come tanti, ho contribuito a pagare la sua laurea.
Vado dal medico di famiglia: “A me la cura pare un po’ esagerata. Considerati poi certi probabili effetti collaterali. Mah!” E perché lo specialista di questo non mi ha detto nulla? Costavano così tanto quattro parole in più? O è il Servizio Nazionale che le vieta? Morale della favola e per sapere quali pesci prendere andrò da un altro specialista: a pagamento.  Magari sarà la stessa cura, ma almeno mi dirà il perché e il come. Tutto questo alla faccia del tanto decantato rapporto medico-paziente. “Il medico che sa ascoltare è a metà della diagnosi”, sì, ciao. Detto questo so benissimo da me che mai si deve fare di tutte le erbe un fascio, ci mancherebbe, ma anche questo succede. E chiedo scusa a tutti i medici bravi e disponibili: la gran maggioranza. Tutto qui? Neanche per sogno, che manca la ciliegina. Può capitare e capita che se vai da quello stesso specialista a pagamento, con un colpo di bacchetta magica dal signor nessuno che eri diventi il “Signor Omodeo, prego, si accomodi e mi dica tutto”. Come ci starebbe bene un bel  vaff…
E però anche certi onorari a pagamento… Da capire se lo specialista si avvale di strumenti che costano un occhio… Molto, molto meno per altri. E’ sempre e solo una questione di coltello e di chi lo tiene per il manico. Una visita, metti pure di mezz’ora, l’equivalente di una giornata o due di lavoro. Alle volte di una settimana. Per non parlare poi del tocco finale: “Con o senza fattura?” Ecco, anche, dove siamo arrivati. Ma forse è sempre stato così.
Pare che tutto sia fuori controllo e che nessuno controlli più niente. Neanche quelli che per quello sono pagati. Che controlli sono quelli telefonati? Facciamoli a sorpresa, e poi vediamo. Facciamoli sotto le spoglie di finti pazienti, e poi vediamo. O proprio non c’è più ì niente da fare? Avvisi, e tutto viene tirato a lucido. Bella scoperta! Giri il culo, e i ragni ricominciano a tessere le loro tele. Un amico, un po’ esagerato, mi dice che vuole comperarsi un mitra, per far valere i propri diritti. Forse basterebbe essere un po’ meno conigli, come lo sono stato io l’altro giorno.
Oggi il fatto che più nessuno controlla niente assume i contorni di una piaga. Là dove la cosa è Pubblica, naturalmente. Vale per il più piccolo dei comuni fino alla grande città e su, su fino allo Stato. Fino, per saltare di palo in frasca, allo Stato che non paga i suoi fornitori fino a farli fallire.
Magari si fanno le cose, anche utili e belline, per poi lasciarle al loro destino. Con aiuole disperate senza un goccio d’acqua. Però intanto si inaugurano in pompa magna. Pochi quelli che sappiano o vogliano stringere una vite allentata. Sicché il danno dopo un po’ diventa dieci, cento volte tanto. E poi il famigerato: “Mica tocca a me”. E si va in malora. Quello che non manca sono le chiacchiere, siano di uscio, di corridoio o all’aria aperta. Chiacchiere! Subissati e sepolti dalle chiacchiere. E mi scuso per essere uscito dal seminato di apertura.
Per un parente ricoverato frequento una struttura ospedaliera con dei reparti speciali. Quanta sofferenza e quanti giovani del “sabato sera”  su sedie a rotelle! E a quanti bravi medici e infermieri dobbiamo dire grazie!
Alla fine, lo specialista (della mutua) che non ti guarda nemmeno, perché nemmeno sa che quella che ha davanti è una persona e non solo una pratica da sbrigare il più in fretta possibile, è solo uno che deve essere aiutato per  capire certe cose. Per esempio il dialogo, e se serve, perché no? L’antica e mai passata di moda Pietas. Anche il mettersi semplicemente in ascolto sarebbe già tanto. Secondo me costa poco e vale molto. Ma come si fa, dove la fretta segna il nostro tempo! Dove il nuovo di oggi domani è già vecchio. Come si fa…

Mario Omodeo

Stimato signor Omodeo, una brutta avventura, si capisce dal suo scrivere. Vede, l’aspetto vigliacco delle porcate fatte a danno dei pazienti, è che si fa dal male, o anche solo un dispetto, a persone che di fronte alla malattia sono vulnerabili, sprovvedute, se non disperate. Lei scrive “forse basterebbe essere un po’ meno conigli, come lo sono stato io l’altro giorno”. Ma no, lei è stato una brava persona, che non può immaginare che chi dovrebbe curare il prossimo (e per questo è abbondantemente pagato) faccia invece lo str...zo.
Per carità, ovvio che i medici, come ogni altro umano sono molto molto diversi tra loro, ci sono persone eccellenti e delinquenti. Solo che è difficile accettare il fatto che chi ti visita può essere un disgraziato.
Io aggiungo qualche osservazione sul fatto che gli ordini professionali, medici e giornalisti compresi, non fanno certo pulizia al loro interno.
La cosa incredibile è che la Sanità è vittima di iniziative concentriche che sembrano fatte da un matto. Una di queste è il numero chiuso alle facoltà di Medicina, così invece della selezione per merito entrano in gioco logiche ben diverse.
 Inoltre il sistema sanitarioitaliano, basato sull’assistenza sanitaria pubblica per tutti, è una delle poche realtà che fanno onore all’Italia. Invece di difenderla come un fiore all’occhiello oggi, nel bel mezzo di una pesantissima crisi economica, si accentua l’azione delle amministrazioni pubbliche per favorire la Sanità privata. Quella che spesso diventa una scelta forzata anche per chi ha pagato un fiume di soldi in contributi. Infine, ma non ultimo il fatto che le centinaia di migliaia di stranieri lasciati o fatti entrare in Italia si rivolgono alla sanità pubblica, mentre i governi le tagliano i fondi.
Una vera sfilza di “non sensi”. Per usare un eufemismo.
Ma evidentemente io e lei abbiamo una sorta di telepatia, perché proprio nei giorni scorsi mi è capitato un episodio analogo al suo: entrato in uno studio medico in un ospedale per una visita di controllo ho salutato con un “Buongiorno signora” una persona seduta di spalle, di fronte a un computer, in una stanza semibuia. Poteva essere una infermiera o un’astronauta. La tizia si è alzata e mi ha detto in modo brusco “Mi chiami dottoressa, prego, siamo in un ospedale!”. Già e se fossimo su un battello dovremmo chiamare tutti ammiraglio!
Ma ho altri precedenti gustosi che le racconto.
Una volta portai mia moglie, che era incinta, nell’ambulatorio del nostro (allora) medico di base per la ricetta di una ecografia. Il medico non c’era, ma al suo posto c’era una donna mai vista che disse che voleva visitarla. Mia moglie chiese chi fosse e la tizia rispose bellamente “La sorella del medico”. Insomma, se mancava il medico in studio andava la sorella, che medico non era. Incredibile, ma verissimo. E lei, caro signor Omodeo, parla di mitra? Ci vorrebbe la bomba atomica!
Altro episodio: anni prima portai mio padre a una visita sempre per una impegnativa di un esame, perché era convinto di avere un calcolo. Lo specialista (si fa per dire) era in viale Parini, all’ex sede Asl di Mortara. Questo personaggio fece alcune domande (io ero presente) e diagnosticò a mio padre, così sui due piedi, un cancro. A me venne da ridere, ovviamente a mio padre, che però stava benissimo, no.
E il cosiddetto specialista invitò mio padre ad approfondire il caso in una clinica privata dove lui lavorava. Poi pretese 100mila lire di mancetta in nero. Noi ce ne andammo impietriti, mio padre scampò altri 30 anni. Io volevo tornare indietro e “visitare” il medico a calci nel sedere, prima di fargli una diagnosi.
Vede quando si parla di Sanità questi episodi si sprecano. Cosa fare?
Basterebbe che funzionassero i tribunali, che chi amministra lo Stato pensasse a chi gli paga lo stipendio, cioè i cittadini, che i cittadini avessero dei “normali” diritti.

Già, basterebbe...

Giovanni Rossi

 
 
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