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4 pagine

Per tutti i lettori, quattro pagine dell'ultima edizione.

storico

DICEMBRE 2013

 

 
L'Editoriale
di Giovanni Rossi

Ospedali in provincia di Pavia, dai tagli alle razionalizzazioni

Con la quarta puntata dell’inchiesta Sanità portiamo all’attenzione dei lettori una proposta operativa, concreta, praticabile, per dare all’assistenza ospedaliera in provincia di Pavia un nuovo assetto, più funzionale, migliorativo dei servizi ai cittadini, meno costoso per le casse pubbliche, cioè per i costi che ricadono sui cittadini. Un’alternativa concreta ai tagli che in modo ben poco chiaro vengono ventilati, smentiti, poi confermati. Purtroppo senza che mai siano detti con chiarezza gli obiettivi da raggiungere. Un fatto oltremodo disdicevole se pensiamo che i “padroni” della Sanità pubblica sono i cittadini e che in questo modo a loro si nascondono i programmi e i progetti. Come se i muratori che costruiscono una casa nascondessero il progetto a chi la vuol costruire. Ovvio che in questo clima il vero sospetto è che questi progetti siano almeno penalizzanti per i cittadini stessi e che per questo vengano tenuti segreti. In termini lomellini si direbbe che si vuole pelare l’oca (il cittadino) evitando che questo strepiti.
Come premessa alla lettura di questa quarta puntata è bene chiarire che le proposte, serie ed operative, non sono affatto campate in aria, non sono penalizzanti per le casse pubbliche (e quindi per le tasse con cui i cittadini le mantengono) e sono la base per un confronto che deve avvenire e che avverrà, a dispetto dei giochini a nascondersi. Dunque tanto vale che avvenga prima che la Sanità locale si vada a infognare in scelte che poi saranno riviste, come capitato in passato.
Dobbiamo anche ricordare, visto che oggi è di moda parlare e straparlare di costituzione, che l’articolo 32 della Costituzione recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Dunque chiunque operi scelte che ledano questo diritto viola persino la Costituzione. In parole povere se si mettono a rischio anche gli interventi di pronto soccorso si commette un reato molto grave.
Detto questo, sono molti gli aspetti che emergono da questa proposta, ad esempio quello di arginare una migrazione di malati verso regioni limitrofe a causa della carenza di assistenza in ambito provinciale. Un costo aggiuntivo, oltre che un disagio, che pesa sulle casse regionali, perché oltre ai malati emigrano anche quattrini. Emergono anche sovrapposizioni di servizi che rappresentano uno spreco di denaro e di energie, emergono strutture non utilizzate, quale ad esempio la seconda sala operatori di Chirurgia a Mortara, mentre la proposta lanciata su queste pagine non prevede alcun intervento strutturale, ma solo l’impiego razionale di quanto già esiste. Il che è estremamente importante, in momenti in cui per pura propaganda politica si vaneggiano realizzazioni di strutture che nessuno può pagare.
Sia chiaro che noi invieremo la nostra proposta ai vertici dell’azienda ospedaliere e agli amministratori locali interessati, perché è tempo che del problema ospedali si parli in modo chiaro e si informino i cittadini. Senza fumose strategie che inevitabilmente hanno le gambe cortissime. In ballo c’è un modello di sviluppo, oltre che la vita della gente, perché è chiaro che se i pochi soldi che ci sono se ne vanno in scelte demagogiche o folli, poi non ci sono le risorse per gli aspetti basilari del ruolo dello Stato, quello appunto sancito dalla Costituzione. Basterebbe ricordare lo stucchevole dibattito sulle olimpiadi per averne un esempio bruciante, perché se qualcuno afferma che ci sono decine di miliardi di euro per ospitare i giochi olimpici, diventa difficile pensare che manchi qualche migliaia di euro l’anno per tenere aperti dei pronto soccorso che salvano la vita dei cittadini.
A meno che (ma non vogliamo pensarlo) vi siano interessi esterni che governano il mondo della Sanità che perseguono fini che non sono né una corretta gestione economica e neppure la salute della gente. Dubbio che i terribili scandali della sanità lombarda del passato oggi alimentano.
Tutto questo nel pieno rispetto della democrazia, del diritto sacrosanto alla salute e diremmo anche nell’interesse di una classe politica, da destra a sinistra, che in generale è vista malissimo dai cittadini, tutta quanta. Cittadini i quali sempre più sentono la voglia di mandare tutti a casa. E il modo c’è.






 
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