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4 pagine

Per tutti i lettori, quattro pagine dell'ultima edizione.

storico

DICEMBRE 2013

 

 
L'editoriale
di Giovanni Rossi

Testate al bene comune

Il caso dell’aggressione avvenuta a Ostia ai danni di un giornalista e i commenti che sono seguiti non sarebbero per nulla una notizia se non visti come testimonianza dello sfascio di una nazione, che in pochi anni è precipitata.
La testata del picchiatore della periferia romana fa esattamente il paio con i buchi delle strade, con le critiche strumentali al presidente della banca d’Italia, con gli amministratori locali impegnati a farsi “selfie” con il telefonino e a rispondere su Facebook. Sono le sfaccettature dello stesso degrado. A Ostia come in Lomellina.
Basterebbe pensare a “come eravamo” 20 anni fa e a come siamo ridotti oggi, per comprendere come quella testata sia solo la legittima testimonianza di quelle tremende botte date al bene comune, a quella volontà di distruggere ogni forma di controllo da parte dei cittadini su chi detiene il potere e lo usa per scopi personali.
Botte che vanno nel verso opposto della politica, che è, invece, lo strumento per lavorare al raggiungimento del bene comune.
La testata di Ostia non è che il frutto maturo di una politica di lucida persecuzione del “bene” a favore del “male”. E la solidarietà totale che tutte queste forme di persecuzione ricevono è la dimostrazione che è stato fatto un ottimo lavoro contro il bene comune.
Attenzione, non un fatto politico, anzi. E’ stata la “non politica” a portarci dove siamo arrivati. Perché le testate che ogni giorno vengono date, in modo figurato ma non troppo, alle donne, agli anziani che devono lavorare oltre le proprie forze, ai giovani che non possono permettersi i costi folli delle università, alle donne licenziate per la colpa di essere incinte, a chi deve viaggiare su treni che non arrivano, alle imprese che non possono pagare tasse insopportabili, a scuole e insegnanti umiliati nella loro funzione centrale per una società civile, queste testate non sono meno gravi di quella data al giornalista che sta lavorando. Quella testata data perché tutti sanno benissimo che in Italia ai delinquenti abituali non succede quasi nulla.
La storia recente della non politica ha avuto due obiettivi da demolire: il primo sono i giudici, baluardo, appunto, della giustizia. Giudici criminalizzati platealmente, ridicolizzati, lasciati senza i minimi strumenti di lavoro, disattivati nella loro funzione per lasciare posto alla politica dei delinquenti, dei pregiudicati, degli impresentabili.
Il secondo obiettivo l’informazione, prima comprata e umiliata (basterebbe pensare a Indro Montanelli ed Enzo Biagi “esiliati”) e poi asservita con il meccanismo delle nomine, con le leggi – truffa che hanno incatenato le reti televisive pubbliche alle logiche della politica. Le leggi che hanno reso il mondo dell’informazione vulnerabile da parte di tutti, nel silenzio degli organi di rappresentanza del mondo dell’informazione, che nulla hanno fatto concretamente per combattere la caduta libera della libertà di informazione e di stampa in Italia. A parte i proclami vuoti che non cambiano nulla.
La testata di Ostia non è niente di diverso dalle querele temerarie che ogni giorno vengono fatte contro giornali e giornalisti, nella totale assenza di reazioni da parte delle istituzioni (anzi!) o delle associazioni del mondo dell’informazione. La testata di Ostia non è niente di diverso dalle veline che inondano le redazioni da parte dei potentati di turno che ritengono che un comunicato stampa sia l’equivalente di un’intervista. Sono dei pazzi!. Ma più pazzi ancora sono quelli che lo permettono bellamente, come logica conseguenza della demolizione della libertà di stampa, quella che ha portato l’Italia al 71esimo posto nel mondo nella classifica delle nazioni per quanto riguarda la libertà di informazione.
La testata di Ostia, in fondo, ha poco di diverso rispetto al fatto che in Lomellina aziende sequestrate per gravissimi reati compiuti nello smaltimento fanghi abbiano finanziato e fatto parte della compagine editoriale di settimanali che si definiscono di informazione. Così come è molto preoccupante che un ex sindaco come Andrea Olivelli, che fonda un’associazione intitolata al Martin Pescatore, simbolo della natura, dia “testate” sul web ai giornalisti che raccontano con onestà l’incendio che per una settimana ha strozzato Mortara. Perché è solo raccontando con lealtà i guasti della società che si possono prevenirne altri: questa è l’informazione.  E la Lomellina non è neppure Ostia e non ha neanche interessi che possano “armare” la testa di un mafiosetto di periferia: insomma qui si danno testate gratis, per sentirsi importanti, per sentirsi parte del gruppo che comanda o cercare di comandare.
Per tutto questo è importante non stare a questo gioco, in cui siamo immersi fino al collo, a Ostia come da queste parti.
Avere ben presente che non siamo di fronte a nulla di casuale e che è solo difendendo i baluardi della legalità che si potrà arginare questo lucido progetto di distruzione del bene comune.
Una società che baratta la politica con la violenza, il bene comune con gli interessi di parte, può solo ambire alla povertà.


Giovanni Rossi

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