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L'Editorialedi Giovanni Rossi

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Da quasi 25 anni, cioè da quando, per la prima volta, sono diventato direttore di questo giornale, ad ogni vigilia elettorale è stato quasi obbligatorio un invito al voto, come momento centrale della democrazia.
E adesso rieccoci. Il dato saliente, è la frase simbolo di commento di quasi tutti i candidati: “Sono emozionato”.
Per carità Lucio Battisti non c’entra niente e le “Emozioni” che lui chiamava (se vuoi) nulla hanno a che vedere con le buffe emozioni di quel popolo di candidati che cerca il suo spazio al sole nel mondo dorato della politica.
Basterebbe citare il caso di Gambarana, che con circa 220 abitanti vede in lizza tre liste, per un totale di 27 candidati, oltre il 10 per cento della popolazione.
E, nel verso opposto, spicca il caso di Valle, che, pur avendo oltre dieci volte la popolazione di Gambarana, vede il sindaco uscente Pier Roberto Carabelli impegnato a farsi opposizione... da solo. Insomma a Carabelli non toccherà “guidare a fari spenti nella notte”, come cantavano le emozioni di Lucio Battisti. Domanda: ma come è possibile che il paese che è stato più a sinistra della lomellina oggi non riesca a esprimere uno straccio di alternativa politica a un sindaco collocato all’estremo opposto?


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DICEMBRE 2013

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Ecoballe tossiche a Parona, Silvia Piani insorge e accusa

PARONA - Per salvare la Lomellina da un futuro simile a quello della “terra dei fuochi” Silvia Piani, consigliere regionale della Lega Nord, chiede più controlli e tira le orecchie ad Arpa, l’ente che dovrebbe vigilare sulle questioni ambientali. Come dire che è necessario rivedere anche il lavoro svolto dai controllori... che forse non hanno controllato abbastanza. Così a seguito delle indagini per il traffico di rifiuti illegali in Lombardia, con particolare riferimento all’inceneritore di Parona, Silvia Piani ha chiesto la convocazione urgente di un’audizione presso la commissione ambiente del Pirellone, fissata poi per il 27 luglio. La salute dei cittadini non può più attendere, soprattutto dopo che una recente indagine ha smascherato un traffico per 100 mila tonnellate di rifiuti illegali non trattati provenienti dalla Campania, poi bruciati negli inceneritori lombardi. Un fatto gravissimo, sfuggito al controllo degli enti preposti al controllo di questo genere di attività. E la domanda è: com’è potuto accadere sotto al naso dell’Arpa? “Desta fortissime preoccupazioni – spiega Silvia Piani - in particolare per la salute dei cittadini. Non bastava essere costretti dallo Stato centrale a smaltire l’immondizia legale proveniente dalle regioni del Mezzogiorno, adesso si scopre che i nostri impianti si sono accollati anche le ecoballe illegali della Campania. Quello che fa più rabbia è come la gente della nostra Regione stia facendo molti sforzi per aumentare il livello della raccolta differenziata, pagando spesso tasse più salate, il tutto nella prospettiva di migliorare le condizioni ambientali del territorio. Scoprire poi come ciò potrebbe essere stato vanificato per colpa di certa gente costituisce qualcosa di una gravità inaudita”. E allora il consigliere regionale, oltre che appena rieletto anche nel consesso cittadino, vuole vederci chiaro. La posta in gioco è alta. In Lomellina già si muore di inquinamento con percentuali ampiamente superiori a quelle della regione e d’Italia. “Vogliamo conoscere - continua Silvia Piani - le modalità precise dei controlli incrociati effettuati in passato per comprendere cosa non ha funzionato, e questo vale anche per Arpa. Soprattutto però devono emergere le eventuali responsabilità da parte della dirigenza di A2a e di Lomellina Energia, ad oggi controllata dalla stessa A2a. Per queste ragioni abbiamo chiesto che venga convocata un’audizione ad hoc sul tema, con l’assessore Terzi e con i rappresentanti di A2a e Arpa. I cittadini delle Province di Brescia e Pavia devono sapere cosa è successo ma soprattutto dobbiamo garantire loro che quanto accaduto in passato non si ripeta nuovamente”.

 

Mede: il consiglio comunale va all'ospedale, "Basta false promesse!"

MEDE - Il consiglio comunale all’unanimità decide di dire “no” alle scelte che i vertici Asst hanno già effettuato e prevedono per l’ospedale San Martino. Mercoledì 12 luglio il consiglio comunale si è riunito davanti all’ospedale in seduta urgente e straordinaria per illustrare alla popolazione la situazione attuale del nosocomio San Martino e come il Comune di Mede intende procedere: vuole risposte più sicure e precise. In seguito ad incontri con i vertici dell’Azienda Ospedaliera di Pavia, e al più recente avvenuto lunedì 10 luglio presso il palazzo comunale, dove la giunta medese ha incontrato il direttore sanitario Francesco Reitano e il direttore sociosanitario Armando Marco Gozzini per conoscere in maniera più sicura e concreta il progetto che verrà sviluppato per l’ospedale di Mede, si è ritenuto di indire urgentemente un consiglio comunale straordinario poiché gli amministratori medesi non sono stati soddisfatti dalle risposte date. La voce si era già ventilata nei giorni precedenti, ma l’amministrazione comunale attendeva le risposte alle domande fatte ai vertici dell’Asst per poter decidere sulla base di queste come procedere. Tale affermazione è stata confermata, lo scorso venerdì, dalla dichiarazione pubblicata dal presidente del consiglio comunale Simone Annibale Ferraris (nella foto) in un post del gruppo social “Sei di Mede Se...”, dove spiega i motivi di una convocazione avvenuta in tempi brevissimi, oltre che il contenuto del consiglio ai medesi non presenti. “Verso la metà della scorsa settimana veniamo informati del “possibile” tentativo di smantellare la sala operatoria di chirurgia,” si evince dal post del presidente del consiglio comunale “come? Un sopralluogo effettivamente avvenuto avente lo scopo presunto di “trasferire” il lettino di ultima generazione e il respiratore ubicato nella sala operatoria medese presso un altro ospedale. Questo fatto, così come l’assoluta mancanza di risposte da parte dei vertici provinciali sanitari alle domande poste lunedì 10 luglio alle ore 15 dal nostro sindaco, ha reso necessario agire con rapidità e decisione.” La questione relativa allo smantellamento della sala operatoria è stata infatti spiegata durante il consiglio comunale di mercoledì dallo stesso Ferraris, che nel suo post social ha continuato dicendo che hanno agito nell’unico modo in cui la legge permette di farlo, attraverso un consiglio comunale. La convocazione e l’approvazione dell’ordine del giorno sarebbero andate a sostegno istituzionale del sindaco, il quale poteva usarle in difesa dell’ospedale durante la conferenza fra sindaci avvenuta lo scorso giovedì. Poi ha spiegato come hanno proceduto. “In qualità di presidente del consiglio comunale - spiega Ferraris nel suo post - ho riunito in data lunedì 10 luglio alle 19 e 40 una riunione dei capigruppo d’urgenza alla quale hanno partecipato il consigliere Antonella Bertarello, il consigliere Michela Greggio e naturalmente il nostro sindaco e si è deciso di convocare un consiglio comunale straordinario nel minore tempo possibile, ovvero 24 ore dalla data di convocazione; convocazione partita martedì mattina e quindi il consiglio si è svolto mercoledì 12 luglio alle ore 21, luogo voluto, sottolineo voluto: davanti al nostro ospedale”. Mercoledì 12 luglio si è quindi svolto il consiglio comunale straordinario davanti all’ospedale San Martino, alla presenza di un buon gruppo di medesi. Durante il consiglio molte le voci dei consiglieri intervenuti con riflessioni e punti di vista. Il sindaco ha voluto portare a conoscenza dei cittadini medesi lo stato attuale dell’ospedale di Mede, dichiarando ai molti cittadini presenti di aver chiesto informazioni sullo situazione dell’attività del nosocomio medese, i cambiamenti futuri e i servizi ambulatoriali presenti. Ha ricordato per l’ennesima volta che sulla base di decreti ministeriali vigono degli obblighi ben precisi sui vari presidi ospedalieri basandosi su una situazione di numeri non raggiunti dal San Martino. Sulla base di ciò, ha annunciato che, con rammarico, il punto di primo intervento verrà chiuso definitivamente. Con ulteriore rammarico ha sottolineato che le informazioni date dai vertici relativamente ai servizi ambulatoriali non rispecchiano la realtà. È stato consegnato all’amministrazione medese un documento dell’Asst contenente un lungo elenco di servizi ambulatoriali che però si discostano da quelli realmente presenti. L’assessore alla salute Fabrizio Carena ha successivamente sottolineato infatti come alcuni servizi ambulatoriali elencati nel documento risultino se non assenti, quantomeno quasi del tutto inesistenti. Gli ambulatori di oculistica, diabetologia e cardiologia sono effettivamente attivi in quanto gli stessi cittadini ne hanno confermato la presenza. Altri servizi, a detta dei vertici Asst, verranno introdotti nel presidio medese, altri che dovrebbero già essere presenti risultano poco attivi. Tali affermazioni provengono da coloro che dovrebbero usufruire di questi ambulatori, ossia i cittadini, ma che in realtà devono andare in altri presidi. Il presidente del consiglio comunale Simone Annibale Ferraris ha posto il disagio vissuto dagli abitanti della zona interessata. Inoltre è stato sottolineato come la promessa di un’attività di chirurgia in day surgery non si sia mai effettuata, tanto che il reparto è praticamente vuoto. Le poche operazioni sono programmate e si effettuano circa una volta a settimana. È stato chiesto ai vertici Asst delle delucidazioni sui componenti di ultima generazione delle sale operatorie, ossia se verranno portate in altri presidi; a ciò è stata data risposta che non sono avvenuti sopralluoghi, dichiarazione che confutata da chi afferma di aver visto le visite alle strumentazioni delle sale operatorie. La capogruppo di minoranza Antonella Bertarello ha voluto sottolineare che il loro gruppo aveva cercato nei mesi passati di avere delle risposte, richiesta culminata con il consiglio comunale aperto del febbraio scorso. Il consigliere Maurizio Donato ha ricordato come questa situazione sia frutto di anni e anni di scelte sbagliate e impoverimento del servizio. Inoltre ha voluto portare all’attenzione dove il “budget sanitario” di ciascun cittadino si va adesso a destinare: se i costi sanitari del singolo cittadino vadano a beneficio dei presidi lombardi o di quelli piemontesi, vista la vicinanza, e se va a beneficio della sanità privata o di quella pubblica. Il sindaco ha infine spiegato alla popolazione qual è l’obiettivo della mozione proposta nel consiglio: avere risposte sui servizi che siano confacenti alla reale situazione e non a servizi solo “sulla carta” e puntualizzare la contrarietà dell’amministrazione comunale medese. Giorgio Guardamagna ha infatti sottolineato come la “linea morbida” portata avanti dal Comune di Mede non abbia portato a nulla, anche se sono state fatte molte cose: dalle raccolte firme dei cittadini, alla richiesta di intervento all’assessore Giulio Gallera, lettera inviata dal sindaco, a cui non c’è stata risposta, alle numerose riunioni con i vertici Asst e i comuni della zona. Si è diverse volte ribadita la necessità di un servizio così importante nella nostra zona, che oltre al beneficio effettivo, copre un territorio estremamente vasto. Sulla base di tutte queste affermazioni il consiglio comunale è stato unanime nella propria decisione di abbracciare questa importante causa cittadina. Pare quindi che il Comune abbia, con questa mozione, compiuto un atto finale per poter salvare i servizi ancora presenti e portarne di nuovi, nel momento in cui ne vengono a mancare altri. Con questo atto si spera quindi di poter ottenere un risultato reale per la popolazione che fa capo all’ospedale San Martino.


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8-9 luglio Langosco Sagra del Buongustaio
 

 

             
 
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